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Obama difende il salvataggio dell'auto

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Obama difende il salvataggio dell'auto

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Clima da campagna elettorale, nella fabbrica Chrysler a Detroit. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha difeso la decisione di due anni fa di salvare con denaro pubblico Chrysler e General Motors, che oggi macinerebbero già utili se non fosse per le rate del prestito da 62 miliardi di dollari che debbono restituire allo Stato.

“Questo stabilimento e il vostro lavoro – ha detto – non dovevano esistere più. C’erano certi politici abituati a dire sempre no a Washington che sostenevano che l’industria dell’auto è un fallimento garantito. Uno di loro lo definì il peggiore investimento che si poteva fare. Dicevano che dovevamo lasciar andare e perdere i posti di lavoro. Vorrei che quei politici fossero qui, oggi”.

Ma in vista delle elezioni politiche di medio termine, in programma a novembre, ci vorrebbe qualcosa di più per risollevare le sorti dei Democratici di Obama. La disoccupazione resta alta, il tasso è al 9,5 per cento. E i consumi continuano a rallentare, segno che l’americano medio non ha abbastanza soldi per fare acquisti. I dati di venerdì sul prodotto interno lordo, vedono un rallentamento della crescita, che ora è al 2,4 per cento e la Borsa di Wall Street ha reagito con prudenza.