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La corrida: lo spettacolo della morte

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La corrida: lo spettacolo della morte

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La corrida in Spagna non è più popolare come una volta, quando matadores come Manolete o Joselito erano più famosi e adulati delle stelle del cinema. Oggi 7 spagnoli su 10 dichiarano di non interessarsi ai combattimenti con i tori e la percentuale sale a 8 su 10 fra i giovani di meno di 24 anni. Eppure per gli addetti ai lavori resta una tradizione da tramandare:

“Bisogna dare il giusto valore al fatto che un uomo sia capace di confrontarsi con un toro e di creare arte – dice il torero José Calvo – È questo il senso.”

Le prime tracce storiche, codificate, della corrida, in Spagna, risalgono al XII secolo, quando ne venne organizzata una per festeggiare l’incoronazione del re Alfonso VIII. Fino al 1724 i toreri entravano nell’arena a cavallo:

“La gente non vuole più vedere una verità indiscutibile, quella della morte – dice l’allenatore ed ex torero Fernando Gracia – È qualcosa che è sempre con noi. La gente cerca stupidamente di nascondere e dimenticare la morte”.

Per i difensori dei diritti degli animali, la corrida è semplicemente un’inutile sofferenza inflitta ai tori, la cui agonia si trasforma in spettacolo.