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Exit Hayward, ma le accuse a BP non si fermano

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Exit Hayward, ma le accuse a BP non si fermano

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“Non è colpa nostra ma è nostra responsabilità far fronte al disastro”: questo il massimo del mea culpa di Tony Hayward, chief executive di BP che lascierà il posto in Ottobre.

Alla guida della compagnia petrolifera ci sarà un americano, Bob Dudley, che prende la staffetta proprio quando il nuovo tappo alla falla di Deepwater Horizons sembra tenere. Ma non è la fine dei guai per BP, che ha reso pubbliche perdite trimestrali di 17 miliardi di dollari.

Bob Dudley: “Abbiamo molto da imparare dai nostri errori, sugli equipaggiamenti, sul personale, sulle diverse imprese contattate, sono sicuro che ci saranno cambiamenti”.

Ma i vertici di BP negano che sia necessario un cambiamento di cultura, come invoca il Congresso statunitense e molti analisti che accusano la la compagnia di prendere troppi rischi.

Al coro si unisce Greenpeace, e non solo a parole. In giornata i militanti ambientalisti hanno messo fuori uso una trentina di distributori di BP a Londra. Una bandiera con il logo che affonda nella marea nera sostituisce quella con il verde d’ordinanza. Ci vorrà tempo prima che BP riesca a ripulire la sua immagine.