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Carmelo Mesa-Lago: una riforma agraria per Cuba

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Carmelo Mesa-Lago: una riforma agraria per Cuba

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María Piñeiro, euronews: Signor Mesa-Lago, lei è cubano, oggi cittadino statunitense, Professore emerito di Economia e Studi Latinoamericani all’Università di Pittsburgh. Lo scorso mese di giugno Lei è tornato a Cuba, per la prima volta dopo 20 anni. Qual è la sua analisi sulla situazione economica a Cuba? L’isola è veramente in una situazione d’emergenza?

Carmelo Mesa-Lago, Economista: “Sì, l’isola è in una situazione economica peggiore di quella della crisi degli anni Novanta, dal tempo della caduta del socialismo a livello mondiale. Quando sono stato a L’Avana ho fatto una domanda a molte persone, cioè: come paragona la situazione attuale con quella che c’era nel 93/94, i due anni più duri della crisi? E la risposta quasi unanime è stata: non siamo a quel punto ma ci stiamo avvicinando a una situazione simile”.

- Come economista, ci può dire quali sarebbero le misure più urgenti che lei raccomanderebbe al governo cubano per superare, per uscire da questa situazione?

“Per esempio, il governo di Cuba ha fatto una riforma che si chiama ‘Donazione in usufrutto delle terre’, dando terre a riposo ai contadini, però ha posto una serie tremenda di barriere e pochi incentivi. È un contratto che dura solo un anno ed è rinnovabile se l’agricoltore rispetta i propri obblighi. Nella legge non è chiaro cosa accade se l’agricoltore fa degli investimenti sulla terra: se li mantiene nel caso in cui il Governo recede il contratto o se essi passano al governo. Questa legge non ha ottenuto gli effetti sperati e nel primo trimestre di quest’anno c‘è stato un calo nella produzione agricola. Una riforma più adeguata sarebbe quella messa a punto in Cina e in Vietnam, Paesi in cui tradizionalmente c‘è sempre stata carenza di alimenti, una fame di massa, e dopo la riforma agraria ora questi Paesi esportano prodotti alimentari. Di fatto il Vietnam esporta riso a Cuba. Come hanno fatto? Hanno semplicemente dato contratti senza scadenza alle persone, alle cooperative, e la caratteristica fondamentale era che gli agricoltori potevano produrre ciò che volevano, vendere a chiunque volessero e fissare il prezzo degli alimenti. Se ciò venisse fatto a Cuba, e sarebbe la prima riforma da fare (e a Cuba c‘è molto consenso su questo), il problema degli alimenti a Cuba, che oggi è una delle difficoltà maggiori che deve affrontare il governo, sarebbe risolto in pochi anni”.

- Un ultima rapida domanda. Lei come interpreta il silenzio ieri di Raul Castro?

“Penso sia un pessimo segnale per le riforme economiche. Il fatto che a parlare sia stato José Ramón Machado Ventura, il vicepresidente della Repubblica e che abbia detto che continueranno a fare studi e analisi, soppesandole, senza improvvisazione, passo dopo passo, per non commettere gli errori fatti nel passato. Io interpreto questi errori (errori per come li intende il vicepresidente), come i piccoli cambiamenti che vennero fatti negli anni novanta introducendo elementi dell’economia di mercato. Tanto nel discorso di Machado, quanto in quello del presidente del partito comunista della provincia di Villa Clara si è enfatizzata l’importanza dell’ideologia, della battaglia ideologica. Questo ricorda la famosa battaglia delle idee di Fidel all’inizio di questo secolo. La militanza, il sostegno al Venezuela, a quell’idea di Chavez di una guerra con la Colombia. A Caracas prima del 26 luglio è stato firmato un accordo molto importante su circa 300 progetti tra il Venezuela e Cuba. La cerimonia del 26 luglio è stata dedicata a Bolivar e alla solidarietà con il Venezuela. E ovviamente il Venezuela è cruciale per la soprravvivenza del sistema Cuba”.

- Grazie al professor Mesa-Lago per essere stato in collegamento con noi da Pittsburgh.