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Cambogia: disperazione dopo la sentenza al torturatore Duch

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Cambogia: disperazione dopo la sentenza al torturatore Duch

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E’ nella commozione che centinaia di cambogiani hanno ascoltato in luoghi pubblici la sentenza di condanna di Duch, uomo di punta del regime dei kmer rossi.

Un passato che riemerge e che ancora brucia. Un dolore acuito da una condanna considerata mite. Duch potrebbe tornare in libertà tra 19 anni, perché ne ha già trascorsi 11 in carcere.

“Non è importante quello che provo io – dice Rob Hamill, fratello di una vittima dei Khmer rossi -Penso a quelli che ci hanno lasciato, che non sono piu’ vivi. E poi ovviamente penso ai cambogiani che soffrono ancora. Non sono per niente soddisfatto”.

“Sono disperato – dichiara un sopravissuto della prigione di Tuol Sleng – perchè se uno come Duch alla fine starà solo altri 19 anni in carcere, significa che gli altri quattro Kmer rossi sotto processo verranno liberati”.

“Anche se non è stato condannato all’ergastolo – dichiara l’attivista per i diritti umani Seng Theary -resterà comunque in carcere per il resto della sua vita. Da questo punto di vista è una sentenza che
possiamo accettare”.

“Mi sento sollevata – dice Pan Mony, il cui padre è stato ucciso dal regime di Pol Pot – perchè l’hanno condannato”.

In Cambogia il pronunciamento della corte era molto atteso, in risposta alla necessità di giustizia. Il ricordo del genocidio per la maggior parte dei cambogiani rimane una pagina ancora aperta.