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Cameron esclude inchiesta su presunto coinvolgimento di Bp nel caso al-Megrahi

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Cameron esclude inchiesta su presunto coinvolgimento di Bp nel caso al-Megrahi

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Il rilascio di al-Megrahi è stato un “grave errore”, ma la BP non dovrebbe essere colpevolizzata per questo. Il primo incontro ufficiale di David Cameron con Barack Obama a Washington è inciampato sulla vicenda dello 007 libico, alimentata nelle ultime settimane da speculazioni circa un presunto ruolo dell’ex British Petroleum nella liberazione, avvenuta lo scorso anno. “Il ruolo di BP, di una qualsiasi presunta pressione – ha detto Cameron -, è un problema di BP, e un nodo che BP deve chiarire. Per quanto riguarda la possibilità di un’inchiesta, non credo sia necessaria. Sono convinto di non avere bisogno di un’inchiesta per sapere che la scarcerazione è stata una pessima decisione, poiché non ritengo corretto mostrare compassione per una simile strage”.

Il premier britannico si è fermato alla garanzia della pubblicazione di nuovi documenti, ma i senatori statunitensi premono per un’inchiesta, con BP già sotto accusa per la marea nera: “Non confondiamo l’incidente al pozzo petrolifero con l’attentatore libico – ha detto. BP deve essere ritenuta responsabile per quanto accaduto nel Golfo del Messico e per questo si deve occupare di bloccare la fuoriuscita, della bonifica, dei risarcimenti, tutte cose che sta facendo, anche con la creazione di un apposito fondo”.

Dal canto suo, Obama ha descritto la relazione tra Washinton e Londra “davvero speciale”. Ma il rapporto appare, tra catastrofe ambientale e affaire al Megrahi, forse oggi più che mai lontano da quella “special relationship” che per decenni ha legato le due sponde dell’Atlantico.