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Lontano il dialogo diretto tra Israele e Palestina

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Lontano il dialogo diretto tra Israele e Palestina

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Non ci sono ancora le condizioni per un dialogo diretto, anche se sarebbe quanto mai auspicabile. Questa la sintesi degli incontri tenuti separatamente domenica al Cairo dal presidente egiziano Hosni Mubarak con i leader israeliani e palestinesi e l’inviato di pace statunitense, George Mitchell.

Israele chiede di passare al dialogo diretto, ma l’Egitto vuole una dimostrazione di buona volontà.

“Israele deve fare un passo per guadagnare la fiducia palestinese. Così si potrà arrivare al dialogo diretto”, dice il ministro degli Esteri egiziano Ahmed Abu El Gheit.

Fermare gli insediamenti, rispondere alle richieste palestinesi. Questo è quanto la diplomazia egiziana ha chiesto a Israele, ribadendole all’inviato americano in Medio Oriente, Mitchell. Mentre la Lega Araba minaccia di chiedere la proclamazione unilaterale dello Stato palestinese.

“Se non otterremo nessun progresso per la fine di agosto, ci rivolgeremo al Consiglio di sicurezza dell’Onu” afferma Amr Moussa, segretario generale della Lega Araba.

Ma questa appare un’arma spuntata, una minaccia che non può avere reali conseguenze su Israele.

“Sulla carta ci sarebbe il supporto dell’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea Javier Solana e dell’amministrazione americana. Ma considerando i rapporti tra Stati Uniti, Europa e Israele, un simile scenario è quantomai improbabile”, sostiene Emad Gad, del Centro studi politici e strategici del Cairo.

Se gli incontri di domenica sortiranno qualche effetto lo si comprenderà meglio eni prossimi giorni.

Secondo il nostro corrispondente, non importa quanto possa essere difficile il tentativo israeliano di convincere arabi e palestinesi a riavviare colloqui faccia a faccia, appare comunque assai più realistica di una risoluzione Onu che dichiari la Palestina uno Stato indipendente.