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Roza Otunbayeva: emergenza ricostruzione in Kirghistan

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Roza Otunbayeva: emergenza ricostruzione in Kirghistan

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Dopo la diffusa rivolta nella capitale Bishkek e l’estromissione del presidente Bakiev, la situazione in Kirghistan si è ulteriormente aggravata, con violenti scontri tra i due principali gruppi etnici: i kirghisi e gli uzbechi.
Rovesciato il governo precedente regolarmente eletto, ne è stato proclamato uno provvisorio, con la nomina di Roza Otunbayeva presidente ad interim. Dopo il referendum sulla nuova costituzione, tenutosi a fine giugno, Otunbayeva ha giurato il 3 luglio con la promessa di celebrare le elezioni.

La lady di ferro dell’Asia Centrale: così la gente la definisce, per la sua strenua volontà di insediare una democrazia parlamentare in Kirghistan.
Costantino de Miguel l’ha intervistata per Euronews.

- Presidente, può descrivere i tragici eventi che il suo Paese ha sofferto? Quanti i morti, i feriti, gli sfollati?

“Sono stati registrati circa 270 morti dal nostro servizio medico, ma ciò non significa che si tratti del numero effettivo. Poiché la tradizione vuole che la sepoltura avvenga lo stesso giorno, il numero reale di vittime è più alto.
Sappiamo che è il terzo partito del paese ad essere molto interessato a fomentare tutta questa violenza. Li dobbiamo identificare, ma sappiamo che molti di loro sono estremisti religiosi: stanno cercando di creare con il sangue un califfato religioso. Sfortunatamente in tutti questi tentativi è stata molto coinvolta la famiglia del passato presidente.”

- Come il suo Paese sta affrontando la crisi umanitaria a Osh? Come sta assistendo quelle persone che sono sfuggite alle violenze interetniche?

“Circa 110.000 persone sono fuggite dall’Uzbekistan. La maggior parte di loro erano donne, anziani e bambini. Ora sono tornati, praticamente sono tutti in Kirghistan. Ma nei loro luoghi non trovano più le case, le attività commerciali, hanno perso i loro parenti. Ora numerose organizzazioni internazionali sono arrivate per aiutarci in questo momento di bisogno.”

- Quale tipo di sostegno è necessario da parte della comunità internazionale, per consolidare il vostro regime democratico?

“Abbiamo bisogno di aiuto in questo processo di consolidamento del potere, per rafforzare la democrazia nel Paese. Prima di tutto, la mia più grande preoccupazione è subito, in piena estate, assicurare un tetto per quelle persone che sono oggi vittime di questo conflitto. Abbiamo bisogno di case, e quindi di materiali per edificarle. C‘è una nazione che sta aspettando la sua ricostruzione.”

- Può contare sulle forze di polizia e sull’esercito?

“Abbiamo allo studio in questo momento un progetto per costruire un contingente di polizia, delle forze di peace keeping che tengano lontani kirghisi e uzbechi. Abbiamo 13.000 uomini e abbiamo bisogno di istruirli ed equipaggiarli”.

- Ma la popolazione nel suo Paese non approva la democrazia, dopo le elezioni truccate e l’anarchia che ne è seguita. Come potrà realmente ottenerne la fiducia?

“Senta, abbiamo avuto un referendum, che ha rappresentato un’immensa gioia per noi e una grande sorpresa per molti paesi. Il risultato è stato enorme. Sul 70% dei votanti, il 90% ha detto sì alla nuova costituzione e a me come presidente ad interim, poiché ho deciso che il mio contributo alla stabilità del Paese sia diventarne presidente. Nel frattempo in un anno e mezzo terremo le elezioni presidenziali, in modo tale da procedere passo passo verso la stabilizzazione. E io penso che la gente voglia stabilità, unità e pace nel Paese”.