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"Chiesa e altri paesi ci aiutino". Intervista a Guillermo Farinas

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"Chiesa e altri paesi ci aiutino". Intervista a Guillermo Farinas

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Guillermo Farinas lancia un appello a Chiesa Cattolica, diaspora cubana e opinione pubblica internazionale. La Havana non farà di più – dice – ma l’annunciato rilascio di 52 prigionieri politici, potrebbe trasformarsi in primo passo verso la democrazia. Determinante nel riportare l’attenzione sul caso dei dissidenti cubani, lo psicologo e giornalista è reduce da uno sciopero della fame di oltre quattro mesi. Euronews lo ha raggiunto nell’ospedale di Santa Clara, dove è ricoverato, per un’intervista telefonica in esclusiva.

“I fratelli Raul e Fidel Castro – sostiene Farinas – non andranno oltre a queste concessioni, oltre alla liberazione di questi 52 prigionieri politici. E quanto vogliamo è invece che si vada avanti. Dobbiamo impegnarci affinché le riforme non si fermino qui, ma questo dipende da noi, dall’opposizione pacifica. Dipende dal popolo cubano, ma anche dai media internazionali, dai governi, dai parlamenti di tutto il mondo. E dipende anche dalla sinistra democratica, che ha criticato con forza quanto sta accadendo a Cuba. Così come dagli esiliati e dalla diaspora cubana nel mondo”.

“Credo che la Chiesa Cattolica, su base nazionale, sia il mediatore più idoneo per mettere davvero in moto questo processo riformatore – prosegue Farinas -. Ritengo che debba però anzitutto liberarsi di una serie di inibizioni e prendere coscienza del fatto che stiamo vivendo un momento cruciale nella storia di Cuba. E’ chiamata ad assumersi questo ruolo che Dio e la storia le hanno riservato: il ruolo di mediare tra le opposte fazioni politiche di Cuba”.

L’intervista integrale è disponibile, in versione originale, nella sezione spagnola del nostro sito web.