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"Esiliati in Spagna". I cubani liberati accusano

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"Esiliati in Spagna". I cubani liberati accusano

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Una libertà illusoria, che giova soprattutto all’immagine dell’Havana. I prigionieri politici cubani già rilasciati dal regime di Raul Castro denunciano il prezzo della loro nuova vita.
Accolti dalla Spagna, senza che sia stato loro automaticamente concesso l’asilo politico, da Madrid, in sempre più parlano di “esilio”.
Julio César Galvez è uno di loro. “Il governo di Cuba – dice – è stato categorico. Per poter un giorno tornare a casa, rivedere la patria che ci ha visti nascere, dovremo richiedere un permesso di soggiorno. Non siamo quindi liberi. E non siamo neanche degli immigrati. Siamo semplicemente dei rifugiati, in quanto la Spagna ci ha accolti”.
Gli interrogativi si concentrano sul loro status: liberi fisicamente, ma prigionieri di quello che alcuni già chiamano “vuoto giuridico”. Un limbo a beneficiare del quale sarebbe secondo alcuni soprattutto l’immagine internazionale dell’Havana.
“Perché – si chiede Ricardo González Alfonso – le autorità cubane non liberano i dissidenti che hanno deciso di restare a Cuba? Basterebbe aprire le porte delle carceri”.
Cinquantadue i prigionieri politici che Cuba si è impegnata a rilasciare entro i prossimi quattro mesi. Dei venti che hanno accettato l’ospitalità della Spagna, undici sono già arrivati a Madrid: gli ultimi due appena nelle ultime ore.