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"Russia ed Europa hanno interessi strategici convergenti", Pierre Lellouche, ministro francese agli affari europei

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"Russia ed Europa hanno interessi strategici convergenti", Pierre Lellouche, ministro francese agli affari europei

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Ministro della repubblica francese incaricato degli affari europei, Pierre Lellouche è un politico poco mediatizzato, ma che potrebbe acquisire incarichi di maggiore visibilità in un prossimo rimpasto di governo. Ai microfoni di euronews, Lellouche ha parlato dei dossier che vedono coinvolta la Francia nell’arena politica internazionale e in seno all’Unione europea.

euronews: Ci avviciniamo al secondo anniversario del conflitto russo-georgiano dell’agosto 2008. La Francia e il presidente Sarkozy hanno giocato un ruolo centrale nel far cessare le ostilità. Oggi, quali sono i rapporti tra la Francia e i due ex belligeranti, dal momento che la situazione in Ossezia del sud e Abkhazia sembra a un punto morto?

Lellouche: Ci dispiace che sia a un punto morto. Certamente continuiamo a essere amici della Georgia. D’altra parte, siamo i soli presenti in Georgia. I soli elementi non russi e non georgiani presenti in territorio georgiano siamo noi europei. Ed è grazie a un’iniziativa francese. Il presidente Saakashvili è stato di recente a Parigi, il 15 luglio a Batumi iniziano i negoziati per l’accordo di associazione tra la Georgia e l’Unione europea. Per quanto riguarda le enclave di Abkhazia e Ossezia del sud, fanno parte del territorio georgiano. E quindi la cosidetta indipendenza di questi territori, proclamata localmente e riconosciuta dalla Russia, per noi non ha valore giuridico. E credo che sia un errore attribuire una falsa sovranità a territori che sono enclave all’interno di un paese sovrano. Perché crea precedenti che non sono nell’interesse di nessuno. Ma proprio di nessuno. E credo che a Mosca qualcuno lo capisca.

euronews: Come co-presidente del gruppo di Minsk, la Francia è particolarmente coinvolta dal conflitto in Nagorno Karabakh. Lei è soddisfatto del partenariato con Russia e Stati Uniti per risolvere questo dossier, che sembra essere bloccato da anni?

Lellouche: E’ bloccato a causa di contingenze di politica interna. Noi incoraggiamo la stampa e la politica a livello locale, sia sul fronte turco che su quello armeno. Abbiamo sostenuto le iniziative del presidente turco Gul, la cosiddetta diplomazia del pallone con l’Armenia. Abbiamo osservato, c‘è stato un accordo. Poi, purtroppo l’accordo non è stato ratificato. Seguiamo questi sviluppi con la speranza di una ripresa del dialogo. E lo stesso vale per l’Azerbaijan, che ha un potenziale economico importante. C‘è il problema dei rifugiati, quindi bisogna trovare delle soluzioni.

euronews: E le iniziative della Turchia possono sbloccare la situazione?

Lellouche: E’ da tempo che chiedo alla Turchia di riaprire la frontiera terrestre, lei sa che quella aerea è già aperta. E i turchi hanno tutto da guadagnarci ad aprire le frontiere con l’Armenia, a non trattare quel paese come un’enclave. Aspetto che la Turchia faccia il passo decisivo, anche se capisco le sue difficoltà: ci sono molti rifugiati in Azerbaijan, e i turchi provano una solidarietà sia religiosa che etnica con gli azeri.

euronews: Nell’ultimo summit tra Unione europea e Russia, si è parlato di abolire i visti di ingresso. Qual‘è l’interesse dei cittadini europei? Quali sono le prospettive di questo progetto e le principali difficoltà?

Lellouche: Senta, per noi la guerra fredda è finita e la Russia è un paese amico. Affinché la politica dei visti funzioni, va applicata nei due sensi. Non siamo contrari all’idea che i russi entrino in Europa senza un visto. A condizione che valga lo stesso per gli europei che entrano in Russia.

euronews: E questo non avviene?

Lellouche: Ho l’impressione che su questo punto restino da fare molti progressi nei negoziati.

euronews: Una politica di avvicinamento tra Mosca e washington sembra essere in corso, a dispetto di qualche recente peripezia. Se questo avvenisse, l’Unione europea potrebbe temere di essere marginalizzata?

Lellouche: Avrei voglia di citare il mio vecchio maestro Kissinger, che un tempo ho avuto come insegnante. Diceva: Quando russi e americani vanno d’accordo, gli europei hanno paura. E quando russi e americani non vanno d’accordo, gli europei hanno paura lo stesso. Russia ed Europa hanno interessi strategici convergenti: sul terrorismo, sulla proliferazione di armi di distruzione di massa. Quindi dobbiamo lavorare insieme. D’altra parte stiamo lavorando insieme sul terrorismo e sull’Afghanistan. A ogni mese che passa si crea una vera cooperazione tra Russia, Europa, e ben inteso Stati Uniti e Nato. Ma soprattutto tra Russia ed Europa, per superare vecchi conflitti e passare ad altro.

euronews: Lei è appena rientrato da Bruxelles, dove intorno alla figura di Catherine Ashton si sta creando il nuovo servizio diplomatico dell’Unione europea. Nel frattempo, a Parigi, si parla di crisi di influenza del Quai d’Orsay. Le due cose sono collegate?

Lellouche: Guardi, non ha assolutamente niente a che vedere. In primo luogo, non so che cosa sia questo dibattito sulla crisi di influenza del Quai d’Orsay, non ha niente a che vedere con il progetto di un servizio diplomatico europeo che abbiamo sostenuto, e molto. Non siamo che agli inizi. In autunno, ci saranno gli stati maggiori, in aggiunta alle delegazioni che già esistono: nei fatti, le ambasciate dell’Unione. Penso che ci vorranno due o tre anni prima che il sistema sia a pieno regime e trovi uno spazio, una complementarietà, con le ambasciate dei paesi membri che continueranno a svolgere servizi diplomatici.

euronews: Come vede l’Europa dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona e dopo la crisi greca? Pensa che questa crisi possa avere conseguenze sul posto che occupa l’Unione europea nel mondo?

Lellouche: La crisi ha ripercussioni enormi sull’intero pianeta. Cambia gli equilibri. Quello che mi preoccupa, è il tasso di crescita, che in Europa resta molto debole, all’1 per cento. Dodici volte meno che in Cina. Quindi abbiamo un problema di crescita e di adattamento del nostro modello a un mondo molto più competitivo. Direi che questa crisi economica mondiale ha rappresentato una sfida enorme negli ultimi due anni. Ma direi anche che, sebbene siamo un insieme composto da 27 stati diversi, ognuno con le proprie elezioni, e con dei cambi di governo in permanenza, anche durante la crisi, direi che la famiglia europea è rimasta unita.