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Mani su Milano. La 'ndrangheta svelata dal blitz

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Mani su Milano. La 'ndrangheta svelata dal blitz

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Un colpo al cuore della ‘ndrangheta sul piano sia organizzativo che patrimoniale. Così il Ministro dell’interno Roberto Maroni ha salutato il maxi-blitz, che secondo gli inquirenti avrebbe decapitato i vertici dell’organizzazione e colpito le principali cosche.
Fra gli oltre 300 arresti, effettuati in Calabria e altre province del nord Italia, anche il presunto numero uno Domenico Oppedisano: considerato il “capo dei capi”, che da Rosarno avrebbe gestito una struttura verticistica simile a quella mafiosa, organizzata in tre mandamenti territoriali.
“Era dagli anni ’70 – commenta il vice-ministro dell’Interno Alfredo Mantovano – che non si riusciva ad avere un quadro d’insieme così completo, organico e dettagliato. E’ un’operazione che fà la fotografia attuale del fenomeno ‘ndrangheta in Italia”.
All’origine dell’operazione, indagini delle procure antimafia di Milano e Reggio Calabria. “Le grandi famiglie di ‘ndrangheta – spiega il Procuratore capo Giuseppe Pignatone – quelle che noi chiamiamo le dinastie mafiose, sono arrivate ormai al secondo, terzo, quarto livello generazionale. Quindi ci sono figli di persone magari condannate vent’anni fa, che hanno studiato, sono inserite nei circuiti bene, hanno una laurea, soprattutto possono avvalersi di professionisti, di burocrati, di politici”.
Arresti eccellenti che in Lombardia hanno consentito inoltre di evidenziare il ruolo strategico di Milano: capitale economica della ‘ndrangheta, ormai tanto importante da scatenare sanguinose faide secessioniste dai vertici calabresi.