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Francesi divisi sul velo integrale

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Francesi divisi sul velo integrale

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A portare il velo integrale in Francia sarebbero solo in duemila. Ma questi duemila volti invisibili si sono improvvisamente trovati sotto i riflettori quando il presidente francese ha negato a burqa e niqab diritto di cittadinanza. Era l’anno scorso. Nicolas Sarkozy si pronunciò in un discorso ormai divenuto celebre di fronte alle due camere parlamentari riunite a Versailles: “Non possiamo accettare nel nostro paese donne prigioniere dietro a una grata, tagliate fuori da ogni tipo di vita sociale, private di qualunque identità. Non è l’idea che la Repubblica francese ha della dignità della donna”.

Puntando l’attenzione sulla condizione delle donne, Sarkozy cerca in questo modo di allontanare il centro del dibattito dalla religione, per scongiurare il rischio di farne un capro espiatorio.

All’Assemblea nazionale il ministro della giustizia ha riassunto così l’obiettivo della legge: “Quel che vogliamo è convincere ad esempio le donne che portano il velo integrale a rinunciarvi da sé. Quel che vogliamo è costringere invece coloro che le obbligano a coprirsi il viso ad accettare le regole della vita in comune, i principi del vivere insieme che caratterizzano la Repubblica francese”.

Parole che riecheggiano le denunce dell’organizzazione dei diritti delle donne Ni Putes Ni Soumises. La presidente spiega perché l’associazione ha fin dall’inizio appoggiato senza ambiguità il divieto del burqa: “Non ha niente a che fare con l’Islam, è una pratica arcaica, retrogada nei confronti della donna. L’abbiamo ripetuto, l’abbiamo detto nelle commissioni, eppure c‘è chi continua a strumentalizzare questi problemi riconducendo sistematicamente la questione del burqa all’Islam. L’estrema destra lo ripete in continuazione. E poi, naturalmente, crea soprattutto confusione tra fanatici e musulmani”.

Sull’altro versante si colloca chi denuncia, in questa legge, una violazione alle libertà d’espressione e di religione. Non solo donne velate, ma anche Amnesty International, che chiede sia rispettata la Convenzione europea dei diritti umani.