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14 luglio: Vive la Françafrique !

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14 luglio: Vive la Françafrique !

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È il Camerun a inaugurare la seconda ondata dell’indipendenza africana dall’inizio della decolonizzazione, cominciata nel 1949. È il primo gennaio del 1960. Quell’anno diventeranno indipendenti 17 dei 53 paesi africani. 14 sono colonie francesi.

Si tratta di Camerun, Senegal, Togo, Madagascar, Congo francese, Benin, Niger, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ciad, Repubblica Centrafricana, Gabon, Mali e Mauritania. Le dichiarazioni d’indipendenza si succederanno da gennaio a novembre. Nel 2010, le celebrazioni per il cinquantenario sono cominciate ad aprile, in Senegal.

Celebrazioni segnate però dalle polemiche, per il ruolo avuto dalla Francia negli anni successivi al momento in cui le ex colonie si sono sganciate dall’impero. O hanno creduto di farlo. Perché con il tempo sono piuttosto cresciute le pressioni, l’influenza, l’interdipendenza, quel che fin dal 1955 l’ex presidente della Costa d’Avorio, Félix Houpouet Boigny, aveva battezzato la “Françafrique”.

L’attuale presidente francese, Nicolas Sarkozy, aveva promesso di mettere fine a quest’ambiguità. Una promessa che però ha dovuto presto fare i conti con la realtà, e che non si è mai davvero concretizzata.

A fine maggio di quest’anno, a Nizza, si è svolta la venticinquesima Conferenza franco-africana. In quell’occasione, il capo dello Stato francese aveva giurato di essere amico di tutta l’Africa, senza distinzioni. Ma poi, al pranzo della vigilia del 14 luglio, ha invitato solo i presidenti delle ex colonie.

Così come alle celebrazioni sono state invitate le truppe dei 14 paesi francofoni che dichiararono l’indipendenza cinquant’anni fa. Soldati magari figli di quegli stessi ex combattenti di cui la Francia ha riconosciuto la pensione solo un mese e mezzo fa. E al tempo stesso, denunciano i critici, truppe di paesi guidati da leader che si sono macchiati di crimini di guerra o contro l’umanità. Leader ascesi al potere anche con la complicità della Francia.