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Il ritorno del nazionalismo serbo in Bosnia

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Il ritorno del nazionalismo serbo in Bosnia

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È in una base militare Usa nei pressi di Dayton, in Ohio, che viene sancita nel novembre del 1995 la fine della guerra che ha sconvolto la Bosnia per tre anni. I cosiddetti accordi di Dayton vengono però firmati un mese dopo, a Parigi. Presenti, i tre presidenti dell’epoca, il bosniaco Alija Izetbegovic, il serbo Slobodan Milosevic, e il croato Franjo Tudjman.

Il paese è diviso in due entità e viene istituito uno dei sistemi politici più complicati del mondo.
Nascono così la Federazione croato-musulmana, che occupa il 51 per cento del territorio bosniaco, e la Repubblica serba di Bosnia, o Republika Srpska. Come indicano i nomi, la prima è popolata in maggioranza da croati e musulmani, la seconda da serbi. Ciascuna delle due ha un suo presidente, un suo primo ministro, un suo parlamento, una sua costituzione, e un’ampia autonomia, ma entrambe sono inserite in una cornice statale unitaria.
Insieme, queste due entità formano la Bosnia Erzegovina. Alla presidenza collegiale del paese siedono un serbo, un croato e un musulmano, che si alternano ogni otto mesi e sono eletti per quattro anni.

L’idea alla base degli accordi di Dayton era che i tre gruppi etnici fossero rappresentati equamente e che alla pace succedesse la riconciliazione. Una riconciliazione che non si è però mai realizzata. Le elezioni del 2006 hanno sì segnato una svolta, perché per la prima volta i tre partiti nazionalisti sono passati in secondo piano sulla scena politica, ma non è durata. In vista delle elezioni d’ottobre, oggi hanno di nuovo il vento in poppa.

In Bosnia, 15 anni dopo la guerra, gli abitanti hanno imparato di nuovo a convivere tra loro. Ma i leader politici non ci riescono, senza l’intervento dell’alto rappresentante della comunità internazionale.

Nei fatti, sono in due a dividersi il potere nel paese. Haris Silajdzic, già primo ministro durante la guerra e attuale membro della presidenza collegiale, e Milorak Dodik, deputato del parlamento serbo di Bosnia ai tempi del conflitto, oggi primo ministro della Republika Srpska.

Il primo punta alla riunificazione del paese, l’altro rivendica il diritto all’autodeterminazione della Repubblica Serba, arrivando a minacciare l’indipendenza. Due posizioni inconciliabili che tengono in scacco la Bosnia Erzegovina.