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Rilascio detenuti cubani: l'attesa di Ue, Fariñas e Damas de Blanco

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Rilascio detenuti cubani: l'attesa di Ue, Fariñas e Damas de Blanco

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Occhi puntati su Cuba nell’attesa dell’effettiva uscita dal carcere di cinque detenuti politici. La liberazione dovrebbe essere imminente, secondo l’accordo nato dal dialogo tra L’Avana e la Chiesa cattolica, supportato dal ministro degli Esteri spagnolo Moratinos. Accordo che prevede anche il rilascio di altri 47 prigionieri entro i prossimi quattro mesi e che secondo Moratinos potrebbe rendere possibile la fine della ‘posizione comune’, la politica adottata dall’Unione Europea nei confronti dell’Isola che condiziona le relazioni al rispetto dei diritti umani.

Per il dissidente cubano Oswaldo Payá, tuttavia, il rilascio concordato non è sufficiente in tal senso. “La posizione comune dice che i diritti umani devono essere rispettati a Cuba” commenta. “In caso contrario, le relazioni con l’Europa non saranno mai trasparenti e piene. Oggi i cubani non hanno ancora il diritto di fare e di dire ciò che vogliono. E l’Europa non dovrebbe dimenticare tutte queste ingiustizie”.

La liberazione effettiva di una parte dei prigionieri è la condizione posta dal dissidente Guillermo Fariñas per porre fine al suo sciopero della fame, che va avanti da oltre quattro mesi e per cui rischia la vita. Vuole fatti concreti, proprio come l’Unione Europea che dovrà rivalutare la sua posizione su Cuba a settembre, alla luce degli eventuali progressi raggiunti nel rispetto dei diritti umani. E come le Damas de Blanco, le mogli e madri dei dissidenti cubani arrestati nella cosiddetta Primavera Nera del 2003: 75 oppositori, 52 dei quali attendono ora la libertà promessa dall’accordo raggiunto tra il governo e la Chiesa.