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Orlando Zapata, il primo

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Orlando Zapata, il primo

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Anche Orlando Zapata era in sciopero della fame. La sua morte, il 25 febbraio scorso, spinse Fariñas a raccoglierne il testimone. Orlando Zapata era un semplice idraulico, aveva 42 anni: arrestato per insubordinazione nel 2003, rifiutò di mangiare per protesta contro le percosse subite in carcere.
Alla sua morte fece subito seguito una manifestazione davanti all’ambasciata cubana a Madrid.
“Mio figlio è morto perché chiedeva al governo lo stesso trattamento che Batista aveva garantito a Fidel Castro”, disse Reyna Tamayo, la madre di Orlando Zapata.

È una delle “Damas de blanco”: madri, mogli, sorelle di detenuti politici. Dal 2003, dopo l’arresto di 75 dissidenti, protestano regolarmente scendendo in strada. Manifestazioni a volte tollerate, più frequentemente represse. Ma ogni volta riprendono. Denunciano il fatto che 17 prigionieri siano detenuti fuori dalla proncia, contrariamente a quanto stabilisce il codice penale. Che altri 11 detenuti abbiano più di 60 anni, e che 26 siano malati. In totale sono circa 200 i detenuti politici a Cuba.

La protesta qualche frutto l’ha dato: il 10 giugno è stato liberato dopo 7 anni Ariel Sigler, oggi quarantaseienne. Condannato a 25 anni di carcere, è divenuto paraplegico in cella, e ha altri gravi problemi di salute. Poi c‘è Darsi Ferrer, un fisico che dirige un’associazione per i diritti umani. Arrestato, vittima di pestaggi, rilasciato e riarrestato, ora è ai domiciliari. Dodici prigionieri sono poi stati trasferiti nella carceri della provincia di residenza.

Queste concessioni son o, anche, il risultato di un dialogo rilanciato nel marzo scorso, tra Chiesa cattolica e regime castrista. Proprio perché vedeva nuovi spiragli, il Vaticano ha anche inviato all’Avana, a incontrare Raul Castro, il proprio ministro degli esteri, Dominique Mamberti. La più alta personalità vaticana dopo la visita papale del ’98.

Anche la Spagna è particolarmente attiva sul piano diplomatico. Madrid vuole portare elementi concreti a propri partner europei, perché l’Unione ammorbidisca la propria posizione su Cuba. E la questione dei prigionieri politici cubani è stata affrontata dal premier spagnolo anche nei suoi contatti con Benedetto XVI.

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