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Amministrative e narcotraffico. Il Messico al voto

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Amministrative e narcotraffico. Il Messico al voto

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Il Messico al voto per le amministrative, sotto la minaccia dei narcotrafficanti. Una scia di sangue e violenza, che potrebbe tradursi in emorragia di consensi, soprattutto per i conservatori del presidente Felipe Calderon.
Critiche per le dubbie politiche di contrasto ai cartelli della droga, che nei sondaggi rilanciano il Partito Rivoluzionario Istituzionale, all’opposizione dal duemila.
Formazione di centrosinistra che detiene già 9 dei 12 posti di governatore, chiamati al rinnovo, insieme a numerose municipalità e assemblee regionali.
Un voto, che ancora prima del dato politico, sta facendo parlare di sé per le violenze, in campagna elettorale già costate la vita a due sindaci e due candidati.
A fare scalpore alla fine di giugno il caso di Rodolfo Torre, volto del P.R.I. nello stato di Tamaulipas, freddato in auto da un commando di sconosciuti, insieme a 4 sue guardie del corpo.
Ennesima vittima della guerra fra cartelli del narcotraffico, che nei soli tre anni e mezzo di presidenza Calderon, ha fatto registrare più di 23.000 morti.