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Estate di crisi sul Golfo del Messico

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Estate di crisi sul Golfo del Messico

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Spiagge vuote, nonostante il sole e la bella stagione. In pochi si avventurano in un’acqua minacciata dal petrolio.

La catastrofe naturale del Golfo del Messico trascina nella voragine, insieme ad un prezioso ecosistema, anche l’industria del turismo. Come previsto.

A Biloxi Beach, sul Mississipi, si fanno i conti con la crisi.

“Di solito – dice un commerciante – qui è tutto pieno, ci sono turisti dappertutto. Tutta la spiaggia li di solito è affollata, c‘è gente su ogni centimetro di sabbia con una bella giornata così. E adesso invece non c‘è nessuno. Il mio negozio? Non ho ancora venduto un galleggiante oggi. Di solito ne vendiamo 50-100 . Ma ormai tutti hanno paura dell’acqua”.

In una regione già colpita da Katrina e poi dalla crisi economica, la marea nera è un dramma per chi viveva di pesca o di turismo.

Qualcuno tenta un piano di salvataggio, come spiega un ristoratore:

“Ci siamo inventati alcune promozioni, feste private, questo tipo di cose, solo per compensare e restare a galla”.

In mare aperto il piano di salvataggio della Bp è ora una nave che si chiama A Whale, una balena, come i giganti dell’oceano che nutrendosi di plancton sono destinati a morire ingoiando larghe quantità di petrolio.

La nave gigante dovrebbe anche lei riuscire a ingoiarne 500 mila barili al giorno, accelerando le operazioni di pulizia.