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70 mila vittime della tratta ogni anno in Europa

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70 mila vittime della tratta ogni anno in Europa

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Combattere la tratta di esseri umani sensibilizzando l’opinione pubblica e gli Stati. È l’obiettivo dell’Onu, che in un rapporto ha reso pubbliche le cifre di questa forma moderna di schiavitù le cui vittime principali sono donne e bambini.

In Europa, il flusso di vittime si aggira intorno alle 70 mila persone all’anno. Attualmente ci sono circa 140 mila vittime di questo traffico nel Vecchio continente. Un mercato del valore di 2,4 miliardi di euro.

La principale attività legata a questo tipo di traffico è la prostituzione. La maggior parte delle donne sono originarie dei Balcani e dell’ex Unione sovietica, ma anche dell’Africa occidentale, soprattutto nigeriane.

Nel 1999 la Svezia ha depenalizzato la vendita di servizi sessuali. Ma non è stata una buona notizia per i clienti, spiega Beatrice Ask, ministro svedese della giustizia: “Abbiamo anche creato il reato di acquisto di servizi sessuali, dieci anni fa, e ho avuto oggi un rapporto proprio sui risultati di questa politica. Vedo che abbiamo dimezzato la prostituzione di strada, che la mentalità nei confronti del comprare sesso è cambiata e che siamo un mercato meno interessante per le attività criminali legate al traffico di persone, e questo è un ottimo risultato”.

Le reti clandestine si spostano allora verso altri paesi, avvantaggiate dalla mancanza di una legislazione europea unica. L’approccio repressivo classico, che prevede multe per la prostituta, non serve a molto, come spiega quest’abitante del quartiere Raval a Barcellona: “Hanno qualcuno dietro di loro che o paga la multa, o le sposta in un’altra città”.

Altri paesi europei, fra cui la Svizzera, hanno scelto la strada della legalizzazione: la prostituzione è considerata come una semplice attività economica. Se da un lato in questo modo le donne sono più protette, dall’altro il sistema non ha spazzato via la prostituzione clandestina dalle strade, che resta appannaggio delle donne sans papier.