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Sciopero in impianto giapponese di Tianjin

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Sciopero in impianto giapponese di Tianjin

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Gli operai di una fabbrica giapponese di prodotti elettronici in Cina sono entrati in sciopero, ultimo episodio di una contrapposizione crescente tra aziende manifatturiere e forza lavoro cinese.

A incrociare le braccia, questa volta, sono i tremila dipendenti della Mitsumi Electric di Tianjin, città portuale a un centinaio di chilometri da Pechino.

Da maggio, l’ondata di scioperi ha coinvolto soprattutto aziende giapponesi, ma non solo: a riprova che i lavoratori cinesi si starebbero rivoltando contro bassi salari e condizioni inadeguate.

“Molti si chiedono come siamo riusciti a produrre forza lavoro a basso costo per così tanti anni e prevedono che tutto ciò finirà per esaurirsi. Io non sono d’accordo. Molta gente vive ancora nelle campagne, circa i due terzi della popolazione mondiale”.

Hanno fatto scalpore, ad esempio, i casi di suicidio, dieci in tutto, avvenuti tra gli operai della Foxconn, un impianto per l’assemblaggio di iPhone. Sull’onda delle polemiche, la direzione ha poi concesso aumenti salariali basati sulle prestazioni degli impiegati. Un esempio seguito anche da altre aziende di componenti per auto al servizio delle giapponesi Toyota e Honda.