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Il puzzle afgano si complica per gli Usa

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Il puzzle afgano si complica per gli Usa

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La coalizione internazionale in Afghanistan non è proprio messa benissimo. Al momento la strategia di controinsurrezione degli americani fatica a dare risultati. Alla base c‘è la protezione dei civili afgani per isolare i ribelli e conquistare così il sostegno popolare. Compito non facile per i soldati.

La sicurezza è in cima alle preoccupazioni degli abitanti della provincia di Kandahar, come Hafizullah Khan: “Gli americani e il governo dovrebbero innanzi tutto garantirci la sicurezza, non ci sentiamo affatto al sicuro, non lo siamo, non siamo nelle condizioni di partecipare a progetti per la ricostruzione come fabbricare cliniche o scuole”.

A nove anni dall’invasione dell’Afghanistan, gli americani riconoscono apertamente che il conflitto è più duro del previsto.

E ieri Leon Panetta, il direttore della Cia, confessava di non avere notizie di Osama bin Laden: “Penso che sia verso i primi anni 2000, cioè nel periodo in cui si stava spostando dall’Afghanistan in Pakistan, che abbiamo avuto le ultime informazioni precise su dove potesse trovarsi”.

Per Panetta la vittoria dipende soprattutto dalla capacità delle forze di sicurezza afgane di prendersi la responsabilità della lotta una volta che le truppe internazionali avranno lasciato il paese. Non sembrano andare in questo senso le rivelazioni del Wall Street Journal, secondo il quale l’equivalente di due miliardi e mezzo di euro in contanti hanno lasciato l’Afghanistan negli ultimi tre anni, denaro dichiarato liberamente all’aeroporto di Kabul. Si tratterebbe di soldi dirottati ad esempio dagli aiuti occidentali o provenienti dal traffico di droga, diretti verso paradisi fiscali.

Uno scandalo di corruzione in cui sarebbero implicati alti funzionari dell’amministrazione Karzai, e perfino un fratello del presidente stesso.
Per gli americani del dopo McChrystal, la lotta potrebbe dover ricominciare da qui.