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Otunbayeva sì, Otunbayeva no: referendum in Khirghizistan

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Otunbayeva sì, Otunbayeva no: referendum in Khirghizistan

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Roza Otunbayeva a Osh, nel giorno del referendum sulla nuova costituzione, che potrebbe trasformare il Kirghizistan nella prima repubblica parlamentare dell’Asia Centrale.

Un blitz nella città più colpita dai recenti scontri etnici fra uzbeki e khirgizi, con cui il presidente ad interim ha voluto sottolineare la criticità del voto.

Legittimando il suo governo per il periodo di transizione, la vittoria del “sì” alimenterebbe le speranze di crescita e stabilità del paese.

L’affermazione del “no” rischierebbe invece di acuire tensioni e violenze, che nelle ultime settimane hanno fatto centinaia di morti e circa 300.000 sfollati.

L’assenza di quorum riduce i timori per l’astensionismo. I livelli più alti sono tuttavia previsti nel sud, roccaforte del presidente deposto Kurmanbek Bakiev.

“Votiamo per la pace e la stabilità del Khirghizistan – dice un’elettrice nella capitale Bishkek -. Per il benessere e l’unità del paese. E’ questo, che chiediamo al nuovo governo di assicurarci”.

Tre i quesiti del referendum: su prolungamento del mandato di Otunbayeva fino al 2011, transizione in repubblica parlamentare e liquidazione della corte costituzionale.