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Intervista Connie Hedegaard

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Intervista Connie Hedegaard

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Sergio Cantone, euronews: – Commissario nel mondo c‘è stima per l’azione dell’Europa nel settore dell’ambiente e del clima?

Connie Hedegaard, commissario europeo per il Clima: “Sì, se si chiede ai rappresentanti di qualsiasi Paese quale regione secondo loro sta facendo davvero qualcosa nella vita reale, questi penserebbero all’Europa perché sanno che non lanciamo solo messaggi ma li mettiamo in pratica”.

- Ma Copenhagen ha dato risultati deludenti e anche Bonn, cosa sta accadendo?

“È vero, a Copenhagen non abbiamo ottenuto tutto ciò che volevamo, ma chi ha il merito di avere posto i cambiamenti climatici in cima all’agenda anche durante la crisi nel 2009 è senza dubbio l’Unione Europea. E non so perché a volte sembra facile rimproverare quelli che si impegnano di più chiedendo loro: ‘ma perché non fate di più?’. Io credo che se ci si rivolgesse ai Paesi in via di sviluppo molti di essi risponderebbero: sì, sappiamo che l’Europa non solo ha aderito a Kyoto, che vi siete impegnati ma che siete anche la regione che finora ha stabilito gli obiettivi più ambiziosi per il 2020”.

- Però non hanno seguito l’Unione Europa sugli obiettivi 20 20 20

“Non sono d’accordo. Se mi avesse intervistato 12 mesi fa, il contesto sarebbe stato diverso, l’Europa era più o meno sola nel mondo, con poche eccezioni, nel porre obiettivi per il 2020.
Prima di Copenhagen lo scorso anno, il Brasile fissò degli obiettivi così come l’India, il Sudafrica, la Cina, l’Indonesia, la Corea, il Messico, il Giappone hanno rafforzato i loro target in modo significativo e così ha fatto anche la Russia e così via. Questo per dire che alla fine non abbiamo stabilito i nostri obiettivi invano. Molti ci hanno seguito ma non quanto ci aspettavamo, però se facciamo un paragone con 12 mesi fa, ci troviamo in una situazione totalmente diversa”.

- Le iniziative dal basso possono essere più efficaci dell’azione dei governi?

“Credo che lo abbiamo visto prima di Copenhagen: quando si mobilitano persone su ampia scala si fa pressione sulla politica e questo è importante. Ma credo anche che ora c‘è bisogno di persone che agiscano in città, nelle società, nel settore degli affari. Possiamo fare ancora molto, non solo per i negoziati internazionali sul clima, ma perché è nell’interesse dell’Unione Europea”.