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Intervista del Ministro sudcoreano dell'Unificazione Hyun In-Taek

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Intervista del Ministro sudcoreano dell'Unificazione Hyun In-Taek

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In Corea del Sud il Ministero dell’Unificazione ha l’incarico di lavorare, nel lungo termine, alla riunificazione tra le Coree. Creato nel 1969, è nel 1998 che acquisisce l’attuale status di Ministero assumendo un ruolo chiave nella promozione del dialogo inter-coreano e nella gestione delle crisi fra i due Paesi.

Abbiamo incontrato a Seul l’attuale ministro Hyun In-Taek, in carica dal 2009. Con lui abbiamo discusso della posizione sua e del governo di Seul sui recenti avvenimenti e sul futuro della penisola coreana.

Sophie Desjardin, euronews – Signor ministro, quest’ultimo incidente come si ripercuoterà sui negoziati tra i due Paesi?

Hyun In-Taek, ministro dell’Unificazione sudcoreano: “Questo incidente è una provocazione militare della Corea del Nord. Il sottomarino nordcoreano ha silurato la corvetta Cheonan che è affondata. In quell’incidente sono morti 46 soldati sudcoreani e inoltre ciò è avvenuto nelle nostre acque territoriali. È chiaramente una provocazione militare. Fino ad oggi il nostro governo ha fatto degli sforzi per migliorare le relazioni tra i nostri due Paesi, ma con questa provocazione, è difficile mantenere la calma. Prima di tutto la Corea del Nord deve ammettere le proprie responsabilità e scusarsi. Vogliamo anche vedere puniti i responsabili e vogliamo che la Corea del Nord garantisca che tutto ciò non si ripeterà. Soltanto dopo, le nostre relazioni potranno riprendere un corso normale. Proprio in quest’ottica, questo incidente è in discussione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con l’idea che non possiamo dimenticare il passato e questo episodio non può ripetersi. Insisto, non possiamo chiudere gli occhi su ciò che è accaduto.

- Dopo l’incidente alla corvetta sud coreana, il vostro Presidente ha preso una posizione ferma ed ha affermato che la Corea del Nord deve capire che la Corea del Sud ha dei suoi limiti, cosa voleva dire? Che tipo di limiti sono?

“Abbiamo preso misure diplomatiche come la sospensione degli scambi commerciali tra i nostri due Paesi, e l’interdizione della navigazione della Corea del Nord nelle acque territoriali della Corea del Sud”.

- Si parla di limiti da non superare, di limiti alla provocazione, che cosa significa esattamente?

“Questo punto riguarda il rapporto particolare tra Corea del Sud e Corea del Nord. È stata la Corea del Nord a originare questo incidente, e con questa provocazione militare ha indebolito la sicurezza e la pace nella penisola ma, al tempo stesso, per il futuro, dobbiamo pensare all’unificazione. È un gran dilemma per il mio governo. Per risolvere questo problema, abbiamo dei limiti. Da una parte dobbiamo prendere una posizione e adottare misure forti che servano da lezione alla Corea del Nord per evitare che episodi simili accadano di nuovo. Ma d’altra parte, non si possono adottare misure che potrebbero mettere fine alle relazioni tra i nostri due Paesi. Nelle nostre azioni dobbiamo tenere presente il futuro, a medio e a lungo termine”.

- Quali sono, attualmente, gli ostacoli principali all’unificazione?

“Ci sono due ostacoli: in primo luogo lo sviluppo nucleare della Corea del Nord. Se la Corea del Nord persiste su questa strada, sarà un pericolo che minaccerà la sicurezza dei Paesi del nord-est ma anche la sicurezza mondiale. Il mio governo lavora con la comunità internazionale dal 1993 quando è scoppiata la prima crisi nucleare. La denuclearizzazione della Corea del Nord è l’obiettivo a cui puntare. Quindi dovremo continuare a lavorare in questa direzione. In secondo luogo c‘è l’ostacolo del carattere bellicoso della Corea del Nord, come abbiamo constatato con l’ultimo incidente. Le provocazioni sono una sfida a noi e una minaccia per la pace e la sicurezza della regione”.

- Lei pensa che una riunificazione come quella, per esempio, che ha conosciuto la Germania sia possibile in un prossimo futuro?

“Certo che sì! Nella sua domanda ci sono due punti. In primo luogo la necessità di una riunificazione e in secondo luogo se questa sia possibile. Occorre aver presente la nostra storia degli ultimi 60 anni dal 1945, la Seconda Guerra mondiale e l’instaurazione di un nuovo ordine mondiale. Durante la Guerra Fredda due sistemi opposti sono coesistiti per lungo tempo, prima di crollare. Ciò ha permesso alla Germania di riunificarsi. Noi pensiamo che il Dio della storia possa benedire la penisola coreana come benedì la Germania 20 anni fa. In realtà a breve termine l’unificazione sarà difficile, ma alla fine dovrà essere realizzata. Il nostro popolo ha vissuto per migliaia di anni come un’unica stirpe in un Paese unito e quindi, da questo punto di vista, gli ultimi 60 anni sono nulla rispetto alla Storia con la S maiuscola”.

- Ma deve passare per un cambio di regime, come in Germania…

“Per questo motivo stiamo lavorando duramente ma, per quanto riguarda l’unificazione, è chiaro che il cambiamento di regime sarà graduale. Nessuno può dire quando l’unificazione avverrà. Come in Germania: il popolo tedesco diceva che a un certo punto l’unificazione sarebbe avvenuta ma nessuno poteva prevedere quando sarebbe avvenuta”.

- Mi scusi se insisto, ma Lei crede sia possibile con Kim Jong Il al potere? Con il suo regime?

“In questo momento la Corea del Nord è guidata da Kim Jong Il. Questa è la realtà. Non bisogna
domandarsi se questo sia un bene o un male, è così e basta. In ogni caso, se i nostri due Paesi devono dialogare, lo devono fare con Kim Jong Il. Non si può perseguire un ideale senza tener conto della realtà. Per cui, quello che possiamo fare è concedere l’opportunità alla Corea del Nord di cambiare e, nel frattempo, negoziare con il regime di Kim Jong Il”.

- Un’ultima domanda, vorrei tornare su ciò che Lei ha detto all’inizio. Lei ha parlato del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Sulla scena internazionale la Corea del Nord è sempre più isolata. Voi avete molti più alleati ma Russia e Cina sono sempre esitanti nel condannare il regime di Kim Jong Il ed è questo ciò che vi preoccupa. Quali sono le vostre relazioni con questi due Paesi?

“Intratteniamo relazioni diplomatiche con la Cina e la Russia. Per quel che riguarda l’incidente della corvetta Cheonan, hanno espresso opinioni diverse sulle misure da adottare. Ma pensiamo che la Cina abbia compreso quanto accaduto. La comunità internazionale è un insieme di Paesi legati da interessi variabili. Il dialogo, la comprensione e la ‘real politic’ sono necessari. Per cui abbiamo dialogato con Cina e Russia e sembra che grazie al risultato ottenuto con questi due Paesi la questione sarà portata davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Presto, penso, otterremo soddisfazione davanti alla comunità internazionale”.