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La guerra delle balene fra Australia e Giappone

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La guerra delle balene fra Australia e Giappone

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Tutte le estati australi nell’Antartico si combatte una guerra. In gioco c‘è la caccia alle balene. Quest’anno, a gennaio, la battaglia, particolarmente violenta, è stata fra il trimarano in fibra di carbonio Ady Gil, dell’Oennegi Sea Shepherd Conservation Society e la baleniera giapponese Shonan Maru.

Gli animalisti accusano il Giappone di violare il divieto di caccia commerciale alla balena con il pretesto della ricerca scientifica. Un’accusa sostenuta anche da Australia e Nuova Zelanda, che hanno acque limitrofe all’Oceano australe, santuario dove è in vigore una rigida moratoria dal 1994.

Le posizioni di Canberra e Tokyo appaiono inconciliabili. Il ministro degli esteri australiano Stephen Smith, lo scorso febbraio, annunciava la linea dura, senza compromessi: “L’Autralia presenterà di fronte alla Commissione baleniera internazionale una proposta che punta all’eliminazione della caccia alle balene nei grandi Oceani del Sud in un lasso di tempo ragionevole”.

E la sua controparte nipponica, Katsuya Okada, rispondeva: “Se le azioni legali diventassero realtà, il Giappone cercherà di dimostrare che le sue attività sono legali e accettate dalla Commissione baleniera internazionale”.

Il mese scorso l’Australia ha annunciato l’intenzione di denunciare il Giappone di fronte alla Corte internazionale di giustizia, ma per i giapponesi rinunciare a un’attività che considerano parte delle loro tradizioni è fuori discussione.

In Giappone la carne di balena surgelata dell’Antartico costa 27 euro al chilo, mentre quella pescata al largo delle coste giapponesi, più tenera, può arrivare a costare 900 euro.

Nel 2009 il Giappone ha pescato 1.004 balene, la maggior parte sotto l’etichetta di caccia “a fini scientifici”. Nello stesso anno, la Norvegia ha catturato 536 balene e l’Islanda 38.

Entrambe rifiutano la moratoria della Commissione e stabiliscono unilateralmente le proprie quote.

Lo scorso marzo l’Islanda ha ricavato quasi un milione di euro dalle esportazioni verso il Giappone di prodotti derivati dalle balene.