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A Osh timori di nuove violenze

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A Osh timori di nuove violenze

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Cadono le prime barricate nei quartieri uzbechi, ma i timori di nuove violenze restano nel sud del Kirgyzstan. A Osh, la popolazione locale ha cercato di proteggersi dalle incursioni di kirghizi con strutture improvvisate, anche con tronchi di alberi. Ma per sgomberare completamente le strade è presto, spiega un attivista dei diritti umani: “Potremo rimuovere le barricate se le autorità verranno qui a proteggerci – dice. Prima di tutto, le autorità kirghize dovrebbero catturare e punire quelle bestie, i responsabili di questi atti vergognosi. Allora, forse, gli uzbeki potranno avere fiducia nelle autorità”.

La polizia cerca di convincere gli abitanti a smantellare le barricate e invita le comunità uzbeka e kirghiza a lavorare insieme per ripristinare l’ordine. Dall’esplosione delle violenze interetniche, il 10 giugno, interi quartieri di Osh sono stati messi a ferro e fuoco. Secondo il governo ad interim i morti potrebbero essere 2000. Circa un milione di persone sono interessate dagli scontri, dietro i quali, dice ora il Dipartimento di Stato americano, potrebbe esserci l’ex presidente Kurmanbek Bakiev.

Ipotesi già avanzata da Roza Otunbayeva, capo del governo ad interim. A Bishkek ha accolto l’inviato Usa per l’Asia Centrale Robert Blake, che ha invocato un’inchiesta internazionale oltre a quella promessa dal Kyrgyzstan.L’Unicef ha consegnato a Bishkek 40 tonnellate di aiuti, mentre l’ONU ha lanciato un appello per la raccolta di 71 milioni di dollari per fronteggiare l’emergenza umanitaria.