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Saramago, una vita tra letteratura e militanza

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Saramago, una vita tra letteratura e militanza

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Era uno dei massimi scrittori portoghesi di questi anni. E fu insignito del Premio Nobel della letteratura nel 1998. José Saramago aveva una scrittura molto originale, con forme a volte provocatorie, e le sue opere non sono state sempre ben accolte da tutti. Aveva lasciato il Portogallo, in polemica, negli anni Novanta, per andare a vivere a Lanzarote, una delle isole Canarie.

Decisamente schierato a sinistra, impegnato in politica, Saramago si esprimeva su tutto e tutti, spesso in modo duro, sempre in modo diretto. Il che ovviamente non gli valeva molte simpatie, né dava mostra di cercarne. Aveva origini povere, José de Sousa Saramago: era nato nel 1922, nel villaggio di Azinhaga, non troppo lontano da Lisbona. E nella capitale si era trasferito già a due anni, con il padre, agente di polizia. Il giovane Saramago dovette lasciare il liceo, andò a fare l’apprendista da un fabbro, poi fece il disegnatore industriale, il correttore di bozze, lavorò in varie case editrici, e in qualche giornale.

E nel 1966 tentò la via della letteratura, con una raccolta di poesie. Nel 1974, scoppiò la rivoluzione: sin dal ’69, Saramago si era iscritto al partito comunista, e alla rivoluzione prese parte attiva. Divenne vice-direttore del Diario de Noticias, ma fu licenziato quando i comunisti persero. Dopodiché, per cinque anni, si guadagnò da vivere con le traduzioni. Nel ’47 era uscito anche il suo primo romanzo, “Terra del Peccato”, ma il secondo, “Manuale di pittura e calligrafia”, fu rifiutato dagli editori per trent’anni, fino al ’77. Poi uscì “Una terra chiamata Alentejo”.

Alla fama internazionale, con “Memoriale del convento”, Saramago arrivò a sessant’anni. Nel ’91, “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, suo ottavo romanzo, fu censurato: le scene di Gesù in amore con la Maddalena portarono le autorità ad accusarlo di attentare ai valori religiosi del Paese. Ma nel 1995 Saramago fu insignito del premio Camoens, massima onorificenza per un letterato in Portogallo, e nel ’98 arrivò il Nobel.

Non ha mai cambiato idea: Saramago è rimasto comunista. Nel 2002 si oppose fermamente all’instaurazione del governo di centro-destra guidato da José Manuel Durao Barroso. Nel 2004 però i due siglarono una pace apparente, e nel giugno dello stesso anno, l’anziano scrittore si candidò alle elezioni europee, numero dieci nella lista del partito comunista e con un messaggio decisamente critico riguardo all’Unione europea per come la si costruisce oggi. Non fu eletto.