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Fucilato condannato a morte negli Usa

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Fucilato condannato a morte negli Usa

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Non ha scosso la coscienza dell’America, l’esecuzione in un carcere dello Utah di Ronnie Lee Gardner, quarantanove anni, fucilato da un plotone di cinque volontari.

L’uomo aveva espressamente chiesto di essere giustiziato in questo modo, nonostante da tempo le autorità dello Stato ammettano la sola esecuzione per mezzo di una iniezione letale.

“Gli hanno messo un cappuccio sulla testa e poi gli hanno sparato”, racconta un testimone, cugino di un uomo ucciso da Gardner. “Un trattamento più umano di quello che lui ha inflitto alle vittime”.

I fatti alla base della condanna alla pena capitale risalgono al 1985, quando Gardner, imputato di omicidio, uccise un avvocato nel corso di una udienza nel palazzo di giustizia si Salt Lake City.

“Una esecuzione è un assassinio, uguale a quelli fatti dal condannato”, dice Darian Gardner, fratello di Ronnie Lee. “Non credevo nella pena di morte già da prima, certamente non ci credo a partire da oggi”.

Anche tra i familiari delle vittime i pareri sono discordi. La compagna dell’avvocato ucciso si è pronunciata contro la pena capitale, dicendosi certa che anche la vittima non avrebbe voluto che il suo assassino venisse giustiziato.