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Sud Kirghizstan nel caos, Mosca pensa a intervento

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Sud Kirghizstan nel caos, Mosca pensa a intervento

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La situazione nel Sud del Kirghizstan degenera. La Russia considera l’ipotesi di un intervento militare di peace-keeping.

Oltre 120 morti, 1.700 feriti e 100.000 sfollati in 4 giorni. Mentre le violenze interetniche tra i kirghizi e la minoranza uzbeka a Osh e Jalalabad non accennano a placarsi, Mosca annuncia di tenere in considerazione l’ipotesi di mobilitare le forze del Csto, l’Organizzazione per il Trattato della Sciurezza Collettiva, guidato dalla Russia e di cui fanno parte Bielorussia, Armenia e tutte le ex repubbliche sovietiche dell’Asia Centrale. Richiesta d’intervento già avanzata dall’ex Presidente kirghizo Kurmanbek Bakiev fuggito in Bielorussia ad aprile.

“La situazione è divenuta intollerabile” ha detto il Presidente russo Dmitri Medvedev. “I morti, le carneficine, gli scontri etnici su vasta scala stanno continuando: un fatto estremamente pericoloso in Asia Centrale”.

Il governo di Bishkek e il Presidente ad interim Roza Otumbayeva ammettono di non riuscire a riportare la situazione sotto controllo.

Intanto sono già stati mobilitati i riservisti. I voli in partenza dalla base statunitense di Manas portano le truppe e gli aiuti umanitari verso il Sud del Kirghizstan. I viaggi di ritorno verso la capitale servono a trasportare feriti e rifugiati. Secondo la Croce Rossa Internazionale 80.000 kirghizi hanno già attraversato la frontiera con l’Uzbekistan e altri 15.000 sono in attesa di lasciare le zone degli scontri.