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Kirghizistan. Almeno 170 morti negli scontri

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Kirghizistan. Almeno 170 morti negli scontri

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È sempre più preoccupante la situazione in Kirghizistan dove il bilancio delle vittime delle violenze interetniche continua a salire. Ufficialmente i morti sono almeno 170, testimoni parlano però di decine di cadaveri abbandonati per strada o gettati in fosse comuni. I feriti sarebbero quasi 2mila e gli uzbeki accusano il personale degli ospedali di discriminarli al ricovero.

Epicentro della crisi le città sud-occidentali di Osh e Jalalabad, dove imperversano bande di miliziani armati. Secondo l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati gli scontri sembrano orchestrati e rischiano di estendersi.

In questo paese senza grandi risorse naturali ma strategico per il controllo dell’Asia centrale, russi e statunitensi hanno basi militari. Il Kirghizistan è tra l’altro una delle teste di ponte per gli uomini e i mezzi destinati alla missione militare in Afghanistan.

I kirghizi di etnia uzbeka stanno cercando di scappare. I profughi sono almeno 100mila. 15mila persone sono bloccate alla frontiera con l’Uzbekistan, che è stata chiusa. Anche gli stranieri tentano di abbandonare il paese. I pakistani, ad esempio, così come i cinesi, che hanno organizzato una specie di mini ponte aereo per rimpatriare centinaia di connazionali.