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Bakiyev sospettato per i disordini in Kirghizistan

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Bakiyev sospettato per i disordini in Kirghizistan

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Il grande burattinaio delle violenze in Kirghizistan sarebbe Kurmanbek Bakiyev, il presidente destituito nell’aprile scorso, almeno secondo il governo provvisorio kirghizo che, come l’ONU, teme un’estensione del conflitto:

“Ci aspettiamo provocazioni di questo tipo anche nelle regioni di Chiusk e Bishkek – ha dichiarato il vice ministro dell’interno Almazbek Otumbayev – ma ormai siamo pronti a farvi fronte”.

Bakiyev è originario della zona in cui sono cominciati i disordini ed è qui che si era rifugiato, prima di riparare in Bielorussia. Da Minsk è tornato a chiedere l’invio delle truppe dell’Organizzazione per il Trattato della Sicurezza Collettiva di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Uzbekistan, Kazakhstan, Tagikistan e Armenia, oltre al Kirghizistan. Secondo Bakiyev l’OTSC sarebbe dovuta intervenire già in aprile quando venne cacciato dalla presidenza.

Intanto, però, il figlio minore del presidente, Maxim Bakiyev, è stato arrestato a Londra per corruzione e perché sospettato di fomentare le violenze. A Bishkek la notizia è accolta con sollievo:

“Secondo me l’arresto di Maxim Bakiyev è giusto – dice una fruttivendola – Deve tornare e rispondere dei suoi atti”.

Bakiyev era salito al potere con la cosiddetta rivoluzione dei tulipani, nel 2005, che sarebbe stata spalleggiata da Washington. Per salvarsi chiede adesso aiuto ai russi, ma Mosca intende limitarsi solo alla protezione delle sue istallazioni in Kirghizistan.