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Leader Kirghizi e Uzbechi tentano mediazione

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Leader Kirghizi e Uzbechi tentano mediazione

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Quattro giorni di scontri interetnici hanno causato almeno 117 vittime e 1.500 feriti nel sud del Kirghizstan. Un bilancio, quello diffuso dal governo a interim, che potrebbe tuttavia essere ancora più pesante, secondo le testimonianze dei rifugiati, che in 60 mila hanno varcato la frontiera con l’Uzbekistan per fuggire le violenze.

A Osh, la seconda città del paese, le case bruciano e il cibo scarseggia. Kirghizi e uzbechi si affrontano da giovedì notte, nonostante il coprifuoco e la presenza dell’esercito.

Gli anziani delle due comunità si sono incontrati ieri per negoziare una via d’uscita al peggior conflitto etnico che il Kirghizstan abbia conosciuto in vent’anni.

Il governo punta il dito contro l’ex presidente Kurmanbek Bakyev, che dall’esilio in Bielorussia nega di fomentare la violenza.

L’instabilità preoccupa anche Stati Uniti e Russia, che in Kirghizstan hanno due importanti basi militari. Mosca ha inviato 150 paracadutisti per proteggere le proprie installazioni.

E mentre i primi feriti arrivano in Russia, dove riceveranno cure mediche, la croce rossa avverte che la crisi umanitaria in Kirghizstan diventa ogni giorno più critica.