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Si aggrava il bilancio degli scontri a Osh

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Si aggrava il bilancio degli scontri a Osh

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Gli uzbeki del Kyrgyzstan gridano al genocidio. I più violenti scontri inter-etnici da 20 anni a questa parte nella repubblica ex-sovietica hanno già fatto un centinaio di morti e oltre mille feriti. Ma il bilancio potrebbe essere molto più grave. A Osh – la seconda città del Paese – le case bruciano e il cibo scarseggia: kirghizi e uzbechi da giovedì sera si affrontano con bastoni, spranghe di metallo, sassi. Le tensioni tra le due etnie, esacerbate anche da disparità economiche a detrimento degli uzbechi, stanno portando il Paese sull’orlo della guerra civile.

Il coprifuoco è ora totale, lo stato di emergenza è stato esteso anche alla regione di Jalalabad. Per mantenere l’ordine, i militari possono sparare a vista. Le forze dell’ordine avrebbero riguadagnato il controllo delle aree calde, ma si registrano ancora saccheggi. La Russia ha detto “no” all’invio dei suoi militari, limitandosi per ora a mandare paramilitari a difesa delle proprie installazioni. La situazione preoccupa non soltanto gli Stati confinanti, ma anche Washington, che in Kyrgyzstan ha una base militare, strategica per le operazioni in Afghanistan.

Il governo ad interim accusa Kurmanbek Bakyev di fomentare la violenza. Dall’esilio in Bielorussia, l’ex-Presidente nega ogni coinvolgimento. Gruppi di rifugiati e feriti sono stati trasportati da Osh alla capitale Bishkek. Migliaia di persone hanno già lasciato il Paese: oltre 120.000 secondo alcune stime; 32.000 i profughi già registrati in Uzbekistan.