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Belgio al voto, l'ombra del divorzio tra le due comunità

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Belgio al voto, l'ombra del divorzio tra le due comunità

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Tra fiamminghi e francofoni in Belgio sarà divorzio? In queste ore il verdetto arriverà dalle urne: 7,7 milioni di elettori, 150 seggi da rinnovare. Voto cruciale per il futuro del Paese, dopo tre anni di immobilismo politico sulla riforma delle istituzioni.

La tendenza ad un autonomismo spinto incarnata da Bart de Wever nelle Fiandre dovrebbe riscuotere successo. La nuova alleanza fiamminga, sostenitrice di una struttura confederalista del Paese con ulteriori competenze alle regioni soprattutto in campo economico, potrebbe diventare primo partito nelle Fiandre.

In Vallonia il favorito è il leader del partito socialista, l’italo-belga Elio Di Rupo che potrebbe diventare il nuovo premier, il primo francofono a ricoprire l’incarico in circa trent’anni. Di Rupo che difende la solidarietà tra le regioni, su cui si basa lo Stato belga in un futuro governo potrebbe dover negoziare le riforme con i nazionalisti di de Wever.

Yves Leterme, il premier uscente, è dato come il grande sconfitto. Ad aprile il suo governo era caduto a causa di una spaccatura insanabile tra le due comunità sui diritti dei francofoni che vivono in territorio fiammingo alla periferia di Bruxelles.

Figura di punta del suo partito, quello cristiano-democratico fiammingo, Marianne Thyssen, europarlamentare. Potrebbe diventare il primo premier donna del Belgio.

Quattro governi in tre anni, tra cui quello di Herman Van Rompuy, il Belgio rischia come nel 2007 di assistere a lunghe trattative per la formazione di un futuro governo proprio mentre il primo luglio il Paese eredita la presidenza di turno dell’Unione Europea.