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Altri morti a Osh, migliaia in fuga

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Altri morti a Osh, migliaia in fuga

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I più gravi scontri inter-etnici da 20 anni a questa parte hanno già fatto un centinaio di morti in Kyrgyzstan. I feriti sono oltre 1200, il bilancio si aggrava di ora in ora. Testimoni parlano di corpi senza vita che giacciono sulle strade di Osh, la seconda città del Paese, teatro da giovedì sera di una guerriglia urbana tra uzbechi e kirghizi.

Un uomo kirghizo dice: “Tutto quello che vedete qui, tutti i ristoranti e i bar bruciati erano di proprietà di uzbechi, li abbiamo distrutti apposta. Perché non hanno voluto vivere in pace? Non lo so”. “Perché – grida una donna – il governo non si occupa di noi? Questa è la mia terra, il Kyrgyzstan. Osh è la mia città. Sono nata qui e sono cresciuta qui. Perché dovrei fuggire da qui? E dove dovrei andare?”

Mentre migliaia di persone hanno già lasciato il Paese, a Osh – dove restano il coprifuoco, e lo stato di emergenza, decretato anche a Jalalabad. Il Kyrgyzstan ha chiesto aiuto alla Russia, ma Mosca ha negato l’invio di militari. Il Cremlino ha tuttavia deciso l’invio di paramilitari per proteggere, però, solo le proprie installazioni nel Paese. Il governo ad interim ha accusato Kurmanbek Bakiyev di fomentare gli scontri, ma l’ex-Presidente, dall’esilio in Bielorussia, nega ogni accusa.