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Visite e licenziamenti: la marea nera su Casa Bianca e BP

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Visite e licenziamenti: la marea nera su Casa Bianca e BP

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Tutti sulla stessa barca: diverse posizioni, crescente precarietà, Casa Bianca e BP accusano sempre più il colpo della Marea Nera.

La compagnia petrolifera britannica cerca di placare le acque, aggiornando le stime sul contenimento del greggio: oltre 15.000 sui 19.000 che ogni giorno fuoriescono dal pozzo, i barili che sostiene ormai di recuperare.

Nulla sembra però ancora potere, contro un nuovo nemico invisibile: il petrolio che rischia ora di soffocare anche le profondità marine. “L’estensione di queste perdite è pari a quella del Lago Erie – spiega Thomas Shirley, dell’Harte Research Institute for Gulf of Mexico Studies -. Si tratta di volumi imponenti. I capodogli le attraversano per esempio in cerca di un cibo, che potrebbe essere contaminato dal petrolio. Sono quindi molti i motivi di preoccupazione”.

Preoccupazioni che il presidente Obama cerca di allontanare dalla Casa Bianca, annunciando per lunedì la sua quarta visita in meno di due mesi nel Golfo del Messico.

L’imperativo è lo stesso che nelle ultime ore ha indotto Washington a imporre una nuova e più stringente regolamentazione delle trivellazioni in acque basse: contenere l’emorragia di credibilità, che alla BP rischia di far saltare testa e poltrona del presidente Carl-Henric Svanberg.

A pagare il prezzo di intoppi e bagarre politica è intanto la fauna: pellicani e altre specie animali, alla cui tutela British Petroleum ha annunciato che devolverà i proventi del greggio recuperato.