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Sì alle trivellazioni. La disoccupazione spaventa più della marea nera

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Sì alle trivellazioni. La disoccupazione spaventa più della marea nera

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Marcia indietro di Washington sul congelamento delle trivellazioni offshore. Sull’allarme della marea nera prevale quello di disoccupazione e ricadute economiche.

Imperativo che pare già aver spazzato l’ipotesi di una moratoria e spianato la strada a una stretta sulla sicurezza, che consenta la ripresa delle estrazioni. Cambio di rotta che incassa il plauso del colosso francese Total, ma fa gridare all’allarme gli ambientalisti.

“E’ arrivato il momento di mutare strategia sul petrolio – l’appello di Larry Schweiger dalla National Wildlife Federation -. L’America ha bisogno di cambiare politica energetica. Un argomento che dovremmo sottoporre con urgenza al Congresso. Non farlo significherebbe esporci a rischi sempre più grandi, ecologici e non solo. Queste acque sono la nostra riserva di cibo. Da qui arriva tra il 20% e 30% del pescato degli Stati Uniti. E stiamo distruggendo tutto”.

Gli interventi di contenimento consentirebbero ormai di recuperare 15.000 sui 19.000 barili di greggio che fuoriscono ogni giorno.
Per stop definitivo del flusso e pulizia di acque e spiagge, il responsabile delle operazioni Thad Allen stima si dovrà però attendere almeno fino a settembre inoltrato.

“Se restasse così certo non verrei – dice un bagnante in Alabama -. La gente invece deve venire in spiaggia. Spendere e aiutare l’economia”.

Emblema della catastrofe ecologica è intanto la corsa degli ambientalisti, per liberare uccelli e altri animali dal manto di petrolio che con loro rischia di soffocare un intero ecosistema.