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I liberali volano, la destra affonda. L'effetto crisi sui Paesi Bassi

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I liberali volano, la destra affonda. L'effetto crisi sui Paesi Bassi

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Spettro scaccia spettro. Il timore della crisi economica taglia le gambe alla destra xenofoba e mette il vento in poppa ai liberali.

Alla vigilia delle elezioni nei Paesi Bassi, il favore dei pronostici è tutto per Mark Rutte: Nick Clegg olandese, che ha scalato le classifiche del gradimento, promettendo la linea dura nella lotta al deficit. Austerità che in tempi di crisi sembra rassicurare gli elettori, senza però garantirgli la maggioranza assoluta, necessaria a scongiurare un governo di coalizione.

Problema che a maggior ragione riguarda i laburisti di Joob Cohen. Indietro di 6 seggi negli ultimi sondaggi, l’ex sindaco di Amsterdam ha anche lui professato il rigore, proponendone però una diversa declinazione: moderazione, cioè, nei tagli alla spesa pubblica, e immediato intervento, invece, sui redditi superiori ai 150.000 euro.

“Il nostro paese – spiega l’analista politico Rob de Wijk – è sempre più ripiegato su se stesso. La tendenza è a guardare i propri problemi, disinteressandosi di quanto accade nel mondo di fuori”.
Mondo di fuori che i Paesi Bassi identificano al momento soprattutto con l’Afghanistan. Già tomba di 24 suoi militari, da cui l’Aja inizierà ad agosto il ritiro del contingente. Duemila uomini, il rinnovo della cui missione si è infranto su resistenze di parlamento e opinione pubblica, a febbraio già costate la sopravvivenza anche al governo cristiano-democratico di Ian Balkenende.