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Mondiali: una manna per molti, ma non per tutti

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Mondiali: una manna per molti, ma non per tutti

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I mondiali di calcio non sono un affare per tutti i sudafricani. Per i venditori ambulanti al contrario rischiano di rappresentare la rovina. Per loro, a Johannesburg, non ci sarà posto nei pressi degli stadi, dove la vendita sarà riservata ai partner commerciali della Fifa e agli sponsor.
Pinky Pinkoli ha il suo banchetto qui dal 1984: “Non è giusto, ci guadagneranno solo le grosse società, i venditori ambulanti non guadagneranno nulla perché li stanno cacciando”.

E lo stanno facendo dai primi di maggio. I commercianti e i loro banchetti hanno dovuto allontanarsi da Soccer City. Gli sponsor dei mondiali hanno pagato fior di quattrini per ottenere un partenariato con la Fifa, lasciar vendere liberamente i marchi associati all’evento è fuori discussione.

Ma le discussioni, e le proteste, ci sono eccome. Venerdì scorso il Forum sudafricano dei venditori informali è sceso in piazza. Solo nella provincia di Johannesburg i commercianti di strada sono 20 mila.

Molti vendono prodotti alimentari. Anche in questo campo, le regole sono rigidissime: niente marchi e occhio all’igiene.

Per Cecilia, venditrice di Soccer City, significa la chiusura provvisoria di un’attività che le frutta 321 euro alla settimana: “Io non lavoro da sole tre settimane, ma già vedo una grossa differenza. È come se la mia vita si fosse fermata. E questo da sole tre settimane. Pensate un po’ per un mese intero. Dopo quel mese non sappiamo che cosa succederà. Potrebbe succedere che dopo i mondiali non vogliano più venditori”.

Senza più un lavoro, questi venditori di strada si ritrovano con un futuro incerto, mentre c‘è chi si riempie le tasche anche a loro spese, come conferma il nostro inviato Sébastien Vuagnat: “In un contesto di crisi economica mondiale, la Coppa del mondo ha dato una marcia in più al Sudafrica, con l’iniezione di un miliardo di dollari. Senza contare le risorse generate dall’afflusso di mezzo milione di spettatori”