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Elif Şafak: ''Un'Europa monocolore sarebbe un fiasco"

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Elif Şafak: ''Un'Europa monocolore sarebbe un fiasco"

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Elif Şafak la più popolare scrittrice turca.
Famosa anche all’estero, è conosciuta non solo per il suo talento,ma anche perché il suo secondo romanzo “La bastarda di Istanbul”, che cita apertamente il genocidio armeno ha suscitato polemiche in Turchia, l’autrice è stata accusata di “attacco all’identità turca” in base all’art. 301 del Codice penale. L’inchiesta è stata archiviata il 21 settembre 2006.

Euronews l’ha incontrata a Lione, dove la Shafak ha parlato di letteratura ma non solo.

En:
Elif Şafak, benvenuta su euronews
Lei sostiene fortemente l’adesione della Turchia all’Unione europea, perché?

Elif Şafak:

L’Europa ha bisogno della Turchia. Tutti abbiamo lo stesso dubbio. Che mondo, che futuro vogliamo.
Questa è la domanda che l’Europa deve chiedersi.
Vogliamo vivere in un mondo dove tutti siano uguali, vestano e pensino allo stesso modo?

O piuttosto crediamo in energie e sinergie di persone provenienti da un background culturale diverso.

In questo senso penso che la Turchia possa dare un grande contributo all’Europa, ha un popolo giovane e dinamico e ricco culturalmente.

En:
Che cosa hanno da guadagnare ambo le parti dall’adesione turca?

Elif Şafak:

Se parla con un politico avrà sicuramente una risposta diversa.
Il linguaggio politico è diverso.
“Noi” e “loro” “io” e gli “altri” sono i protagonisti dell’arena politica.
I politici hanno sempre avuto bisogno di una sorta di altro.
Non c‘è un altro per me. Come scrittrice, devo essere capace di costruire ponti, tra me e gli altri. Nessuna cultura può arricchirsi nell’isolamento.
Le differenze devono essere in grado di incontrarsi e di creare qualcosa di bello che serva all’arricchimento culturale.

En:
Pensa che la Turchia dal punto di vista culturale sia pronta per l’incontro con l’Occidente?

Elif Şafak:
Certo. La Turchia è un Paese europeo, il che non vuol dire che sia, per esempio, come la Norvegia.
La Turchia è un Paese di grande sintesi . Ha i colori che le vengono dal suo passato ottomano, islamico e orientale. Allo stesso tempo è un paese che è stato arricchito dalla cultura occidentale.
Ecco perché parlo di grande sintesi.
La polarizzazione del mondo dopo l’11 settembre 2001 non è stata una cosa positiva.

Si sono fatti lunghi dibattiti sulle cosiddette differenze fra noi e gli altri e tra le democrazie occidentali e quelle islamiche. C‘è chi crede nello scontro di civiltà. Ma non esiste una cosa simile.
L’incontro delle culture è di gran lunga superiore.
L’esperienza ce lo insegna.

En:

Cosa pensa di coloro che vedono l’Europa come un club cristiano?

Elif Şafak:
Ci sono diverse tendenze in Europa. L’Europa non ha una sola voce. C‘è un’importante parte dei cittadini europei che è di religione musulmana.
I flussi di immigranti non si arrestano, fatto che dimostra il background cosmopolita europeo.

Per questo credo che l’Europa possa metabolizzare tutte queste differenze, punto che non dovrebbe essere trascurato.
Per cui non penso che un’Europa con una sola voce e un solo colore farebbe bene agli europei.

En:
In Turchia stiamo assistendo a una trasformazione politica. Lei, come scrittrice, nota una trasformazione della mentalità?

Elif Şafak:

C‘è un grande dinamismo in Turchia. Leggere e scrivere romanzi è il lavoro di scrittori come me.

La maggiorparte degli scrittori di romanzi in Turchia sono donne. Sono loro che tengono la letteratura mondiale viva in Turchia. L’Europa non si rende conto di questo dinamismo.
Trovo questo incredibile non ci conosciamo bene eppure siamo geograficamente così vicini. Quanto i tedeschi conoscono i turchi, o quanto noi conosciamo i tedeschi? Dovremo cercare di andare oltre i cliché.

En:
Qual‘è il ruolo della letteratura in questo frangente?

Elif Şafak:

La letteratura non dovrebbe prendere posizione. Non dovrebbe alienare le masse, ma dovrebbe incentivare l’incontro di genti.
Per questo ribadisco che la missione di uno scrittore è quello di costruire ponti non di isolare la gente.
Questo è vero per i romanzi, che sono così universali, umani , non necessitano di passaporti né di visti.
Viaggiamo per il mondo. L’empatia è l’essenza del raccontare storie.

En:
Il suo ultimo romanzo, “Le quaranta porte”, una storia d’amore che parla anche di sufismo, è stato un gran successo in Turchia e all’estero. Perché? Pensa che i lettori siano affamati di storie di questo tipo dove l’amore va mano nella mano con la spiritualità?

Elif Şafak:

Cerchiamo di capire che cosa ci possa essere dopo questa vita, cerchiamo di dare un senso alla vita, all’amore, alle storie d’amore.

Ci sono dei temi che sono universali.
Il sufismo è conosciuto ma non troppo ancora.
Cerco di parlare di amore partendo da angoli diversi. Cerco di avere uno sguardo un po’ occidentale e un po’ orientale. Ho uno sguardo odierno e ho tirato fuori anche uno sguardo che risale al 13esimo secolo.
Cerco di guardare all’amore da una prospettiva materiale e spirituale.
Cerco di amalgamare insieme tutti questi elementi.

En

Una volta ha detto, est e ovest sono dei concetti illusori creati dalla nostra mente. Che cosa intendeva esattamente?

Elif Şafak:
Se il mondo è concepito unicamente come una carta geografica, si possono tracciare confini facilmente.
Ma se lo percepiamo da un punto di vista umano e culturale come possiamo tracciare dei confini.

Tutto è interconnesso!

Dobbiamo rendercene conto, soprattutto dopo l’11 settembre, le storie di ciascuno, i destini, sono interconnessi.
L’infelicità di una persona in Pakistan, può influenzare la felicità di una persona in Canada.
Una crisi finanziaria in America, può riflettersi in Russia o Cina.
Viviamo in un mondo dove tutto abbraccia tutto. In realtà è sempre stato così, ma ce ne rendiamo conto solo adesso.

En
Lei scrive in turco e in inglese. Cambia al cambiare della lingua usata o no?

Elif Şafak:
Mi piace passare da una lingua a un’altra, così come mi piace passare da una cultura a un’altra, viaggiare.
Quando scrivo in inglese, uso uno schema mentale matematico. Ma quando scrivo in turco, è diverso, è il linguaggio dell’emozione.
Cambiare linguaggio significa percorrere i labirinti degli altri linguaggi.
Si inizia a tener conto delle regole e della melodia della nuova lingua.
Non controlliamo un’idioma, è l’idioma che ci modella, modella la nostra fantasia.

Per cui, sì, si cambia a seconda della lingua che si usa. Sognare a occhi aperti, sognare di notte in più lingue ci dice chi e come siamo.

Viviamo in un’era di mobilità e nomadismo. È la realtà del nostro tempo.