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Crisi: sindacati europei sul piedi di guerra

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Crisi: sindacati europei sul piedi di guerra

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“Terremo alta la pressione nei mesi che verranno, non vogliamo un inverno duro per i disoccupati”

Così John Monks leader della European Trade Union Confederation, dopo l’incontro, piuttosto teso,di questo venerdì con il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso.

I sindacati europei, che fino a ora hanno reagito cautamente di fronte ai programmi di austerity, fanno pressione sui governi per preservare gli strati meno abbienti della società.

“Il periodo chiave sarà l’inizio dell’autunno e l’inverno quando la gente toccherà con mano i tagli agli stipendi, alle pensioni e la diminuzione del lavoro. Potrebbe diventare un momento caldo”.

Perché il diritto al lavoro sia tutelato, malgrado la crisi, i sindacati useranno tutti i mezzi, anche uno sciopero generale che attraverserà in lungo e in largo l’Europa il 29 settembre.

La situazione sociale preoccupa:

Philippe De Buck, direttore di Business Europe, la confindustria europea:

“Dobbiamo ridare fiducia, il dialogo sociale è importante ma contiamo sul senso di responsabilità dei nostri partner sociali per evitare agitazioni”.

La riunione di venerdì tra sindacati e esecutivo europeo è stata poco fruttuosa.

Barroso chiede pazienza, i sindacati ribattono che a pagare sono i lavoratori, principali vittime di questa crisi.
Se la pausa estiva non riuscirà a riconciliare le parti, l’autunno europeo si annuncia caldo. Molto caldo.