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"Malati" di marea nera. I soccorritori ricoverati minacciano causa

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"Malati" di marea nera. I soccorritori ricoverati minacciano causa

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Da soccorritori a vittime. Alla catastrofe ecologica, nel Golfo del Messico si aggiunge la parabola dei lavoratori assoldati per contenere la marea nera e finiti in ospedale. Affetti da pressione alta e sospette nausee, in sempre più minacciano ora di fare causa alla British Petroleum. Una tegola, che arriva proprio mentre anche il governo statunitense promette battaglia sul fronte legale.

Allo studio delle autorità federali, azioni sia civili che penali. “Proseguiremo con l’inchiesta – la promessa del procuratore generale Eric Holder – Saremo meticolosi, aggressivi. E andremo avanti finché giustizia sarà fatta”.

Tamburi di guerra, che colgono la BP alle prese con l’ennesimo intervento subacqueo: un braccio robotico comandato a distanza e incaricato di segare e poi sostituire i tubi del pozzo. Operazione che in un primo momento potrebbe però incrementare la fuoriuscita di greggio.

In Louisiana, il governatore repubblicano Bobby Jindal è tornato a criticare la risposta di Washington: “Il tempo per studi e considerazioni è scaduto. E’ urgente che il governo federale incrimini BP e la induca a comportarsi di conseguenza. Non vogliamo che le conceda alcuna attenuante”.

Maree e correnti hanno intanto sospinto la chiazza di greggio fino a Dauphin Islands: paradiso dei vacanzieri, prossimo alle coste dell’Alabama.

A tremare è qui ora tutto il comparto turistico: un’intera industria che, fra strutture ricettive e ristorazione, a mare e spiagge deve la propria sopravvivenza. Chilometriche lingue di sabbia, sulle quali hanno ormai fatto comparsa le chiazze di petrolio. Richiamo per giornalisti e telecamere, che rischia però di mettere in fuga i turisti e in ginocchio l’economia.