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Israele inciampa ancora

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Israele inciampa ancora

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È l’ora dei bilanci per Israele. La stampa locale è unanime: che si veda o no come legittima difesa, l’assalto al convoglio di aiuti umanitari a Gaza è l’ultimo di una lunga catena di incidenti diplomatici, che hanno condotto lo Stato ebraico all’isolamento internazionale.

Non è la prima crisi, per il premier Benjamin Netanyahu e il ministro degli esteri Avigdor Lieberman. Al contrario, il mandato di Netanyahu è stato costellato dalle polemiche, e l’ala moderata del suo governo fatica a restituire rispettabilità al paese.

Qualche mese fa, Israele era riuscito a irritare perfino gli Stati Uniti, il suo alleato più fedele. In coincidenza con la visita del vice presidente americano Joe Biden, il governo annunciava un ampliamento degli insediamenti a Gerusalemme Est.

Una provocazione, per Washington, che aveva parlato di “insulto”. Puntuale arrivava anche la condanna della comunità internazionale. Proprio mentre cominciavano a rimarginarsi le ferite dell’operazione “piombo fuso”. L’assalto lanciato contro Hamas nella Striscia di Gaza a fine dicembre aveva provocato la morte di centinaia di civili. L’operazione era giunta nel pieno della mediazione turca nei negoziati di pace israelo-siriani. La Turchia l’aveva presa molto male: “Quest’attacco sproporzionato contro civili, bambini e donne indifese è inaccettabile – aveva tuonato il premier Erdogan – . Quest’operazione è uno schiaffo alla pace internazionale ed è anche una mancanza di rispetto verso la Turchia”.

Un nuovo episodio venuto a incrinare le relazioni fra i due paesi alleati, già meno solide che in passato. Per l’ex ambasciatore israeliano Alon Liel i margini di manovra dello Stato ebraico sono ormai molto ridotti: “Bisogna trarre delle conclusioni qui in Israele, bisogna fare qualcosa rispetto alla nostra posizione a livello internazionale. Penso che l’unico modo per cambiare direzione sia attraverso i negoziati di pace”.

Ma tra il dire e il fare… Israele potrebbe aver perso il suo maggiore alleato nel mondo musulmano, quello che faceva da mediatore con la Siria. Mentre nei territori l’operazione, che puntava a isolare Hamas e rafforzare Mahmoud Abbas, si è rivelata un boomerang.