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Attentato a Stavropol. Sospettati nazionalisti e ribelli islamici

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Attentato a Stavropol. Sospettati nazionalisti e ribelli islamici

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Uccidere e seminare il panico fra la popolazione civile. Questo, secondo le autorità russe, l’obiettivo dell’attentato di ieri al Palazzo della Cultura e dello Sport di Stavropol, nel nord del Caucaso.

Sette, fra cui una dodicenne, le persone rimaste uccise da un ordigno fatto esplodere a pochi minuti dallo spettacolo di una compagnia di danza, legata al leader ceceno Ramzan Kadyrov.

Due le piste privilegiate dagli inquirenti. Una porterebbe ai nazionalisti russi. L’altra ai ribelli islamici, tornati alla ribalta con il duplice attentato di marzo alla metropolitana di Mosca.

Ipotesi che sembrano avvalorate dal forte simbolismo dell’obiettivo. Da gennaio, Stavropol è infatti centro amministrativo di tutto il distretto del Caucaso Settentrionale: polveriera multietnica a cui fanno capo anche Cecenia, Daghestan, Inguscezia  e Ossezia del Nord.

In piu di trenta sono rimasti feriti nell’attentato. Molti raccontano di dovere la vita alla solidarietà dei vicini: “Al momento dell’esplosione – dice un giovane ricoverato nell’ospedale di Stavropol -, un amico mi ha fatto scudo col suo corpo. Per questo sono rimasto solo ferito. Lui adesso è in rianimazione. I medici dicono che ci siano complicazioni”.

Molti sono in condizioni critiche, con gravi ferite alla testa e al petto. Elementi che fanno purtroppo temere un evoluzione dei bilanci.