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Rehn: "E' tempo di integrare l'unione economica con una più forte unione monetaria"

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Rehn: "E' tempo di integrare l'unione economica con una più forte unione monetaria"

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Come commissario europei agli Affari monetari, Olli Rehn è stato in prima linea nella lotta contro la crisi del debito sovrano, fin dalla sua nomina lo scorso febbraio.

E’ stato testimone della prova di forza politica ed economica tra gli Stati membri nel caso greco. Secondo lui il patto di stabilità deve essere riformato e la Commissione deve avere un forte diritto di vigilanza sui bilanci nazionali.

Sergio Cantone, Euronews:

“Commissario Rehn, cosa pensa delle misure prese da alcuni Paesi dell’Unione Europea per lottare contro la crisi attuale, Paesi come Grecia, Italia, Spagna. Crede che queste misure possano andare di pari passo con la crescita?”

Olli Rehn, commissario Ue agli Affari economici e monetari:

“Sì, possono e infatti sono necessarie visto che diversi Stati membri dell’Unione Europea sono afflitti da alti livelli di debito pubblico e di deficit, che ostacolano lo sviluppo economico. Queste misure nel breve, brevissimo periodo possono avere un impatto negativo sulla crescita, ma dall’altro lato sono necessarie in molti Paesi che fanno fronte ad alti livelli di debito pubblico e dove per di più il fatto di doverlo ripianare il fa ridurre gli investimenti privati, necessari per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro”.

E.N.:

“Per quanto riguarda le misure per una maggiore disciplina fiscale e di bilancio in particolare, ritiene che dopo venerdì scorso l’Unione Europea stia percorrendo la strada giusta?”

O.R.:

“Si può affermare che gli Stati membri hanno capito chiaramente l’importanza essenziale del consolidamento fiscale e di finanze pubbliche sostenibili. E’ importante combinare consolidamento fiscale e impulso alla crescita economica attraverso riforme strutturali”.

E.N.:

“Che ne pensa della governance economica dell’euro, dell’area euro? Non paghiamo le stesse tasse, ma prendiamo le stesse decisioni economiche. Crede che sia perseguibile per la moneta unica?”

O.R.:

“L’attuale stato delle cose non è sostenibile ed è davvero tempo, nell’unione economica e monetaria, di integrare l’unione monetaria con una più forte unione economica”.

E.N.:

“Crede che gli Stati membri siano pronti a cedere la loro sovranità nazionale per quanto riguarda ad esempio il controllo dei bilanci?”

O.R.:

“C‘è stato un grande cambiamento nell’atteggiamento degli Stati membri, in particolare su questa questione e trovo che rafforzare il controllo preventivo sui bilanci sia davvero al cuore della governance economica. E’ legittimo aspettarsi che la Commissione possa analizzare e i ministri delle Finanze e l’eurogruppo possano revisionare i bilanci nazionali in termini di più ampie linee guida di bilancio e in termini di equilibrio fiscale prima che vengano completati”.

E.N.:

“I 750 miliardi di euro arrivano troppo tardi per salvare la casa in fiamme?”

O.R.:

“La politica è una questione di volontà, ma è anche l’arte del possibile e questa volta sebbene ci sia una volontà molto forte allo stesso tempo dobbiamo conciliare le diverse posizioni degli Stati membri. Tutto sommato possiamo muoverci rapidamente in questo senso se ce n‘è bisogno, ma tutto questo deve essere accompagnato da un’azione di consolidamento fiscale accelerato da parte dei Paesi interessati”.

E.N.:

“Barack Obama è una specie di nuovo presidente dell’Unione Europea? Perché la decisione di aiutare gli Stati membri è stata presa solo dopo l’intervento del presidente degli Stati Uniti. Lo ha fatto due volte”.

O.R.:

“E’ stata una coincidenza che alcune telefonate siano avvenute allo stesso tempo; sostenere che gli europei non sarebbero riusciti ad accorgersi da soli che c‘è un incendio nella foresta da contenere significherebbe sottovalutare la loro intelligenza”.

E.N.:

“Ma la decisione è stata presa solo dietro pressioni americane…”

O.R.:

“Non c‘è stata nessuna pressione e considero gli Stati Uniti come un partner e non come qualcuno che ci fa pressione”.

E.N.:

“Il patto di stabilità va riformato?”

O.R.:

“Dovrà essere riformato e le proposte della Commissione mirano a rafforzare la governance economica e in particolare rafforzare gli strumenti preventivi del patto di stabilità e crescita”.

E.N.:

“E quanto alle sanzioni che potrebbero essere prese?”

O.R.:

“La mia opinione è che la prevenzione è sempre meglio della sanzione, ma se la prevenzione e una prima sanzione falliscono allora abbiamo bisogno anche di strumenti concreti, incentivi al rispetto delle regole, come un più ampio uso della spesa dell’Unione Europea per incoraggiare gli Stati membri ad attenersi al patto”.