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"Siamo in Afghanistan per difenderci dal terrorismo e impedire che quel paese torni a essere un porto franco per i terroristi", Anders Fogh Rasmussen

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"Siamo in Afghanistan per difenderci dal terrorismo e impedire che quel paese torni a essere un porto franco per i terroristi", Anders Fogh Rasmussen

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Da alleanza militare in chiave antisovietica a pilastro della sicurezza internazionale nel Ventunesimo secolo. La Nato ha presentato a Bruxelles le linee guida della nuova strategia con cui intende affrontare le sfide del prossimo decennio.

Un compito affidato a una commissione di esperti di cui fa parte anche l’ex segretario di stato americano Madeleine Albright.

L’obiettivo prioritario è mettere l’alleanza atlantica in condizione di operare su scala globale: contro terrorismo, pirateria, attacchi informatici.

Il documento sarà esaminato l’autunno prossimo a Lisbona. Nel frattempo, Euronews ne ha parlato con il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.

Euronews: Anders Fogh Rasmussen, benvenuto su Euronews. Qual è il nuovo obiettivo strategico della Nato?

Anders Fogh Rasmussen: Il rapporto presentato dalla commissione di esperti stabilisce che, per il futuro, l’obiettivo prioritario della Nato resterà lo stesso che in passato: cioè la difesa territoriale degli stati membri e della loro popolazione.

Euronews: E l’alleanza militare…

Anders Fogh Rasmussen: Un’alleanza per la difesa militare, certo. Ma il punto più interessante messo in luce dalla commissione è la necessità di collaborare con i maggiori protagonisti sulla scena internazionale. Per raggiungere i nostri obiettivi militari, dobbiamo stabilire forti partnership con organizzazioni internazionali e con alcuni paesi chiave.

Euronews: Operare infine su scala globale?

Anders Fogh Rasmussen: Si, operare talvolta in aree esterne per proteggere le nostre popolazioni.

Euronews: Come in Afghanistan?

Anders Fogh Rasmussen: Siamo in Afghanistan per proteggere le nostre popolazioni contro il terrorismo e impedire che quel paese torni a essere un porto franco per i terroristi.

Euronews: Nella nuova strategia, quanto conta il rapporto con la Russia?

Anders Fogh Rasmussen: La Russia è un partner importante, sia dal punto di vista geografico che politico. Il mio obiettivo è stabilire una forte collaborazione con la Russia. Sappiamo di essere divisi su diverse questioni, come quella della Georgia. Dobbiamo insistere affinché la Russia rispetti la sovranità e l’integrità territoriale della Georgia.

Euronews: Non pensa che questo sia un ostacolo verso un rapporto stabile con la Russia? Mosca non accetterà mai che Georgia e Ucraina entrino nella Nato.

Anders Fogh Rasmussen: Certo, ma non possiamo accettare la nozione di sfera di influenza e questa è proprio la ragione per cui ho suggerito un approccio duplice: Da un lato dobbiamo accettare che in alcune aree avremo delle divergenze con la Russia e pertanto bisognerà restare saldi sui nostri principi. Dall’altro lato, e questo è il secondo aspetto, dobbiamo stabilire una cooperazione pratica nelle aree dove abbiamo interessi comuni con la Russia: ad esempio riguardo l’Afghanistan, la lotta al terrorismo, alla proliferazione di armi di distruzione di massa, contrasto della pirateria, e aggiungerei anche la difesa missilistica.

Euronews: La Nato non sta forse scontando lo scarso entusiasmo da parte di alcuni suoi membri?

Anders Fogh Rasmussen: Non penso che la Nato soffra per una carenza di sostegno. Al contrario, membri e alleati si sono impegnati a rafforzare la loro presenza militare in Afghanistan e questa è una forte dimostrazione di impegno e solidarietà.

Euronews: E’ molto difficile ottenere il consenso dell’opinione pubblica dei paesi che partecipano…

Anders Fogh Rasmussen: Certo lo è, ma alla fine…

Euronews: E anche dei governi.

Anders Fogh Rasmussen: Si ma alla fine governi e nazioni non fanno mancare il loro sostegno. E in più vediamo nazioni fuori dalla Nato mettersi in fila per entrare a far parte dell’Alleanza.

Euronews: I più vecchi membri della Nato sono i meno interessati a investire nelle operazioni all’estero. Forse quelli più recenti vogliono dar prova di buona volontà, ma per gli altri non è così. Non pensa che questo sia un problema per la Nato?

Anders Fogh Rasmussen: Penso piuttosto che l’alleanza sia un’ottima dimostrazione di solidarietà e di condivisione di responsabilità. Quello che mi preoccupa è certamente lo scarto tra Stati Uniti ed Europa quando si tratta di investire nella difesa: sul lungo termine, credo che questo sia un tema su cui dovremo riflettere. La collaborazione tra Unione Europea e Nato è un punto su cui la commissione ha messo fortemente l’accento. Ed è anche una delle mie priorità politiche. Dopo l’adozione del Trattato di Lisbona intravedo la possibilità di rafforzare il rapporto di cooperazione con l’Unione Europea nella difesa e nella sicurezza. Abbiamo bisogno di una cooperazione più efficace, di una partnership più salda tra Nato e Unione Europea.