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Thailandia. Evacuate le camicie rosse

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Thailandia. Evacuate le camicie rosse

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Dopo la giornata di roghi e violenze, la resa di alcuni leader delle camicie rosse e la prima notte di coprifuoco a Bangkok la polizia ha ripreso il controllo delle principali postazioni occupate dai manifestanti, fra cui il più grande centro commerciale della Thailandia.

Evacuato anche il tempio buddista nel quale avevano trovato rifugio centinaia di oppositori, fra cui molte donne e bambini:

“Siamo noi i vincitori – dice Salisa Khottha, appartenente al movimento – Per tutto il mondo noi siamo i vincitori. Tutti conoscono la verità, quello che è davvero successo. No non abbiamo perso, non perderemo mai”.

Ma gli abitanti del centro della capitale, lontani dalle preoccupazioni della Thailandia rurale e sfruttata che ha occupato Bankok per settimane, tirano un sospiro di sollievo:

“Condivido le decisioni del governo – dice una giovane – Se avessero ignorato la situazione, lasciando continuare la protesta sarebbe stato peggio. Anche se le autorità hanno usato la violenza per schiacciare il dissenso, credo che il paese si rimetterà presto. Spero che la Thailandia progredirà”.

L’intervento dell’esercito ha provocato almeno 14 morti, tra l’altro il fotoreporter italiano Fabio Polenghi e il ferimento di decine di persone, fra cui alcuni giornalisti stranieri. Le persone uccise dall’inizio della protesta, nel marzo scorso, sono oltre 70 e i feriti 2mila.