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Tagli a pensioni e stipendi. No dei romeni al piano anticrisi

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Tagli a pensioni e stipendi. No dei romeni al piano anticrisi

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A pagare sia chi ha sbagliato e depredato la Romania. In decine di migliaia sono scesi in piazza a Bucarest, contro le misure di austerity pianificate dal governo per sbloccare la nuova tranche del prestito da 20 miliardi di euro, concordato col Fondo Monetario Internazionale, per salvare il paese dal crack.

“Dopo quarant’anni di lavoro sono finalmente in pensione – dice una manifestante -. Ma se ci riducono le pensioni, come pensano che vivremo?”.

Rispettivamente del 15% e del 25% i tagli a pensioni e stipendi statali che il premier Emil Boc vorrebbe in vigore dal 1 giugno. Scure che rischia però di paralizzare un’economia, caratterizzata da salari medi che non arrivano ai 500 euro.

“Quella di concentrarsi sui tagli alla spesa – sottolinea Geoffry Franks, capo della missione Romania per l’FMI – è stata una decisione del governo, perché negli ultimi anni ritiene di aver perso il controllo della spesa pubblica. È stata una decisione soltanto del governo”.

Un’altra via sarebbe insomma possibile. Neanche la protesta da giorni portata avanti da pensionati, mamme e lavoratori agricoli sembra però indurre Bucarest a un dietrofront.

Muro contro muro che ha portato i sindacati a chiedere, insieme alla testa del premier, anche la convocazione di uno sciopero generale per il 31 maggio.