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Coprifuoco a Bangkok dopo scontri con camice rosse

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Coprifuoco a Bangkok dopo scontri con camice rosse

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I morti, il fumo, le strade prive di luce. Una notte di coprifuoco a Bangkok, terreno di battaglia dopo l’assalto dell’esercito thailandese che ha portato alla resa le camice rosse, asserragliate da settimane nel cuore della capitale.

Solo ieri almeno 6 persone, tra cui il fotoreporter italiano Fabio Polenghi, sono rimaste uccise. Molti dei sostenitori dell’ex Premier in esilio Takshin Shinawatra si sono dispersi per la città dando fuoco a palazzi ed edifici. In fiamme anche un centro commerciale, il secondo più grande del Sud-Est asiatico.

“Cari concittadini, vi assicuro che io, il mio governo e le forze di sicurezza, siamo impegnati e determinati nel mettere fine a questa crisi. Ne verremo presto a capo” ha detto il Primo ministro Abhisit Vejjajiva.

Ma la situazione è lungi dall’essere sotto controllo in vaste regioni del Paese. Lo stato d’emergenza è scattato in altre 3 province. Sono ora 24 su 76 quelle in cui vigono le leggi speciali.

Esercito e polizia sono impegnati nella repressione armata contro quelli che sono stati definiti “atti di terrorismo”. Nel corso dell’ultima settimana gli scontri coi militanti antigovernativi sono costati la vita a 39 persone. Dall’inizio della protesta, il 12 marzo, i morti sono stati circa 70.